EMERGENZA DARFUR

Da metà dicembre 2003, MSF soccorre oltre un milione di sfollati presenti nella regione.
I team di MSF sono composti da oltre 197 volontari internazionali e circa 2.500 operatori sudanesi che offrono sostegno medico, nutrizionale e sanitario agli sfollati che si sono raggruppati in diversi campi. Tutti sono oggi completamente dipendenti dagli aiuti esterni.
MSF è presente in oltre 27 località del Darfur, dove si sono rifugiati centinaia di migliaia di sfollati fuggiti dagli attacchi e dalle violenze che hanno distrutto i loro villaggi. Per queste popolazioni prive di ogni cosa, MSF ha allestito degli ambulatori, avviato campagne di vaccinazione contro il morbillo, aperto centri nutrizionali terapeutici per curare i bambini gravemente malnutriti e installato sistemi di distribuzione di acqua potabile. MSF offre soccorso anche ai profighi che arrivano in Ciad.



MSF nell'emergenza Darfur

I team di MSF, composti da 197 volontari internazionali e più di 2.500 operatori sudanesi, soccorrono gli sfollati del Darfur a Mornay, Zalinge, Nyertiti, Krenik e El Genina, Garsila e presso quattro campi situati nei dintorni: Bindissi, Deleig, Umkher e Mukjar.
Equipe di MSF sono presenti anche lungo il confine tra Ciad e Darfur, nelle città di Adre, Birak e Tine, per fornire assistenza medica, nutrizionale e logistica a circa 200.000 rifugiati che sono scappati dal Darfur

Approvato alla Camera il testo sulle mutilazioni genitali femminili. Da 6 a 12 anni di galera per i colpevoli, anche se c'è il consenso della vittima

ROMA - Primo sì della Camera alla legge sull'infibulazione.
Con 225 voti favorevoli, 176 contrari e 6 astensioni Montecitorio ha inviato ieri a Palazzo Madama la proposta di legge sulle mutilazioni genitali femminili.

Il testo approvato ieri introduce nel codice penale un nuovo articolo (il 583 bis) che definisce il reato di "pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili".

Rischierà da 6 a 12 anni di galera chi effettua clitoridectomie, escissioni, infibulazioni e altre mutilazioni senza esigenze terapeutiche, anche se c'è il consenso della vittima.
Pene dai tre ai sette anni sono invece previste per chi è responsabile di lesioni di altro tipo, ma che comunque causano menomazioni nelle funzioni sessuale provocando malattie fisiche o mentali.
Le pene aumentano di un terzo se la vittima è minorenne, mentre ci sono delle attenuanti se la lesione è di lieve entità.

I medici che praticano mutilazioni genitali verranno interdetti dalla professione (con comunicazione all'Ordine) per dieci anni. L'ente all'interno del quali è stato commesso il reato dovrà pagare una multa e, se si tratta di una clinica privata accreditata, perderà l'accreditamento.
La legge punirà anche i cittadini italiani o gli stranieri residenti in Italia che commettono il fatto all'estero.

No allo status di rifugiate
È stato soppresso l'articolo che prevedeva la concessione dello status di Rifugiato alle donne che scappano dal loro paese per sottrarre se stesse o le proprie figlie alle mutilazioni genitali.
Le opposizioni hanno reagito duramente, dicendo che in questo modo il provvedimento "è stato snaturato", e votando contro.
Per il ministro delle Pari opportunità Stefania Prestigiacomo ha però assicurato che "il tema dello status di rifugiata per le donne immigrate che diranno 'no' sarà compiutamente trattato nella legge sul diritto d'asilo, il cui esame è in dirittura di arrivo in commissione e che quindi sarà presto portata in Aula".
La concessione dell'asilo politico alle donne che sfuggono alle mutilazioni è prevista anche in una recente risoluzione approvata dal Parlamento europeo.

Informazione e prevenzione
Ai cittadini stranieri dei Paesi in cui si praticano la mutilazioni genitali saranno rivolte massicce campagne informative già dal momento in cui chiedono il visto per l'Italia.
Sono inoltre previste ore di educazione sanitaria nelle scuole dell'obbligo e corsi di preparazione al parto per le donne infibulate.

Medici e infermieri delle strutture pubbliche seguiranno corsi per curare donne e bambine mutilate, e verranno istruiti, anche attraverso i mediatori culturali, su come relazionarsi con chi chiede loro un intervento di quel tipo.

Infibulazione, Retaggio Africano
Tratto dal sito del Centro Federico Peirone dell'Arcidiocesi di Torino.






Sono ormai diverse migliaia (40 mila secondo dati Unicef) le donne immigrate in Italia da Paesi che praticano l’infibulazione, cioè la mutilazione degli organi genitali femminili. Il problema è venuto alla ribalta di recente grazie a due convegni organizzati uno dai ministeri per le Pari opportunità, Sanità e Affari sociali e più recentemente, a Torino, dall’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), con l’Associazione Stampa Subalpina. A questo secondo appuntamento, nel febbraio scorso, hanno partecipato giornalisti, medici, studiosi e giuristi.
Si è scoperto che non è più tanto raro per i medici italiani trovarsi di fronte a donne che hanno subito tali mutilazioni, o addirittura mamme che le richiedono per le loro figlie. Si calcola che siano 20 mila le bambine a rischio in Italia e si sospetta che l’infibulazione sia attualmente praticata fuori dalle strutture ospedaliere. Alcuni farebbero venire direttamente dai Paesi di origine donne esperte in questa pratica; forse altri la ottengono addirittura da medici o paramedici senza scrupoli.
Dove si pratica
Sono 26 i Paesi africani dove, con modalità diverse, si pratica la mutilazione dei genitali femminili, tra cui anche il Sudan settentrionale.
Un problema musulmano?
Le mutilazioni genitali femminili non sono un problema esclusivamente islamico. Anzi di recente alcune autorevoli prese di posizione di studiosi islamici le hanno sconsigliate. E’vero però che, pur non essendoci fondamento in nessun precetto religioso, in molti Paesi musulmani, come fra popolazioni di religione cristiana, animista o ebrea si crede che le donne non infibulate siano impure.
Storia e situazione attuale
In Sudan l’amministrazione coloniale inglese la proibì nel 1946 e la pratica si ridusse drasticamente per un breve periodo. Ma l’intervento fu considerato una violenza colonialista e la pratica riprese rapidamente.
La donna infibulata subisce una altalena di reinfibulazioni: ad esempio dopo ogni parto deve essere richiusa. Anche in Italia diversi medici si trovano ormai di fronte a questo problema: ci sono donne che partoriscono, devono essere deinfibulate per far passare il bimbo, ma chiedono poi di essere reinfibulate perchè altrimenti non sarebbero più accettate. ?ancora raro il caso, a quanto è dato sapere, di ragazze che chiedano invece di essere deinfibulate per avere normali rapporti sessuali.
Perché l’infibulazione
Nella tradizione le mutilazioni genitali femminili non sono considerate un atto di violenza sul minore, bensì un segno di attenzione e di cura della famiglia verso la bambina: la donna non escissa è stata una bambina di cui nessuno si è preso cura. Le ragioni che portano una madre a mutilare la figlia sono fortemente radicate nella tradizione culturale: Come abbiamo detto ci sono ragioni di tipo religioso, anche se non vi è una precisa indicazione da parte del Corano. Ma le mutilazioni vengono praticate anche in popolazioni animiste, protestanti, cristiane, ebree nelle diverse nazioni interessate da questo fenomeno.
Ci sono prevalenti ragioni di tipo psico sessuale: Il clitoride è ritenuto un organo aggressivo, pericoloso per l’organo maschile e per il bambino durante il parto (Mali, Kenya, Sudan, Nigeria). In altri Paesi si pensa che al momento della nascita entrambi i sessi convivano nella stessa persona: il clitoride rappresenta l?elemento maschile nella donna, e il prepuzio l’elemento femminile nel maschio; entrambi quindi vanno recisi per definire meglio il sesso di una persona.
Infine si pensa che sia necessario attenuare il desiderio sessuale delle donne, proteggersi dalla ipersessualità femminile e favorire la castità. Esistono poi ragioni sociali: le mutilazioni genitali femminili hanno lo scopo di favorire la verginità fino al matrimonio in una società dove le relazioni al di fuori di esso sono punite severamente. Una donna non infibulata, anche se vergine, può difficilmente trovare marito.
Nelle società in cui è praticata la poligamia le mutilazioni sono considerate utili affinchè le richieste sessuali delle donne non siano eccessive. L’infibulazione è poi una specie di protezione per la ragazza e può permettere possibilità di recupero in caso abbia avuto un rapporto non lecito poiché può essere ripristinata, come avviene d’altronde dopo il parto.
In conclusione nelle società povere dove il matrimonio è una protezione sociale ed economica per le donne, i genitori pensano con le mutilazioni genitali femminili di garantire un futuro alla figlia, integrandola nelle cultura locale, proteggendo la sua verginità e quindi dandole più possibilità di sposarsi.
Molte sono le complicanze sanitarie di questa pratica che può provocare anche la morte per setticemia, tetano e altre infezioni se effettuata, come speso avviene, da praticone che operano in situazioni igieniche precarie.

Tre forme di mutilazione
Le mutilazioni genitali femminili praticate per motivi ?rituali? e non terapeutici sulle donne sono di 3 tipi:
1) Circoncisione: può limitarsi alla scrittura della punta del clitoride con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche, o prevedere il taglio del prepuzio;
2) Escissione: taglio del clitoride e totale o parziale delle piccole labbra;
3) Infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: esportazione del clitoride, delle piccole labbra, parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cucitura della vulva lasciando aperto un foro per la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.
Rispetto delle tradizioni?
Organizzazione mondiale della sanità, Unicef, legislazioni dei Paesi occidentali e codici di deontologia medica condannano le mutilazioni femminili.

servizi di Paolo Girola