Gli
ultimi giorni di una missione archeologica sono
sempre faticosi e pieni di impegni. È necessario
completare la documentazione di scavo, vale a dire
provvedere all'esecuzione delle piante e delle sezioni
di scavo, eseguire le fotografie e i disegni dei
reperti, fare le domande e ottenere i permessi d'esportazione
dei campioni per studio e per datazioni C14, completare
l'esame e la catalogazione dei reperti ceramici,
litici e osteologici, preparare le casse dei materiali
da collocare nei magazzini del museo di Khartoum
e mille cose ancora come la stesura del rapporto
di scavo da consegnare alle autorità locali.
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Si lavora incessantemente dalla mattina
alla sera e alla fine risulta quasi impossibile mantenere
aggiornata la pagina web che tuttavia rimane una preziosa
finestra sul mondo ed un modo straordinario per fornire un'immagine
non oleografica del lavoro archeologico.
Al rientro, tuttavia, sentiamo la necessità di non
lasciare interrotto il nostro racconto e di completarlo con
la cronaca delle ultime settimane. Ci eravamo lasciati mentre
affrontavamo lo scavo del terzo tumulo che si presentava in
parte spogliato della propria copertura in pietra a vantaggio
del secondo tumulo. Anche in questo caso ci si trova di fronte
ad una struttura ad uovo, orientata est-ovest, sul cui margine
settentrionale insisteva il margine meridionale del tumulo
2.
La pulizia della copertura in pietra (Fig. 1) permetteva di
individuare l'area della fossa tombale grazie alla presenza
di un accumulo di pietre di grandi dimensioni (Fig. 2).
L'asportazione di queste pietre metteva
poi in luce la fossa vera e propria ed i resti dell'inumato,
un bambino di pochi anni di età i cui resti ossei
non solo erano in pessimo stato di conservazione a causa
dell'acidità del suolo, ma risultavano anche fortemente
disturbate dall'azione di qualche animale (Fig. 3). Il bambino
non aveva alcun corredo ad eccezione di una collanina in
vaghi di faience e di uovo di struzzo (Fig. 4-5).Dopo lo
scavo di questi tumuli rimangono ancora alcuni problemi
relativamente alla loro datazione. Gli unici elementi oggi
disponibili sono solo quelli comparativi. Il materiale ceramico
che accompagnava l'inumato del Tumulo 13 nel cimitero 10-U-21
sembra databile ad un momento tardo o post Meroitico. Ciotole
simili a quella ritrovata presso il cranio del giovane arciere,
con la decorazione impressa a zigzag nella parte interna
dell'orlo, sono state ritrovate ad oggi in tutta l'area
che va da Geref, a sud di Kartum, a Meroe. Più problematica,
forse, è l'indicazione che possono fornirci gli elementi
della collana dello stesso inumato (Fig. 6).
Dopo lo scavo di questi tumuli rimangono
ancora alcuni problemi relativamente alla loro datazione.
Gli unici elementi oggi disponibili sono solo quelli comparativi.
Il materiale ceramico che accompagnava l'inumato del Tumulo
13 nel cimitero 10-U-21 sembra databile ad un momento tardo
o post Meroitico. Ciotole simili a quella ritrovata presso
il cranio del giovane arciere, con la decorazione impressa
a zigzag nella parte interna dell'orlo, sono state ritrovate
ad oggi in tutta l'area che va da Geref, a sud di Kartum,
a Meroe. Più problematica, forse, è l'indicazione
che possono fornirci gli elementi della collana dello stesso
inumato (Fig. 6). Tipi analoghi, per forma e materiale,
sono stati ritrovati ad esempio a Geili, a nord di Kartum
e datati ad epoca cristiana. Nel caso del Tumulo 13 tuttavia,
queste tipologie sono associate ad altre (vaghi in faience)
che sono più generalmente diffuse in periodo Meroitico
e post Meroitico (Fig. 7).
Sempre al periodo tardo o post Meroitico può essere
attribuita l'olla del Tumulo 1 della necropoli 10-U-3 e
meno problematiche sono le indicazioni che ci forniscono
i numerosi elementi di collana in faience (Fig. 8) e l'anello
da arciere in granito (Fig. 9) presenti nel deposito.
Come abbiamo detto nel precedente aggiornamento,
il Tumulo 2 ci ha restituito solo alcuni frammenti ceramici
(Fig. 10) che se, come sembra assai probabile, appartenevano
al corredo dell'inumato (di cui, sottolineiamo, non abbiamo
trovato traccia alcuna) ci sembrano indicare una data in
pieno periodo Meroitico.
Il tumulo 3, come abbiamo visto più sopra ci ha consegnato
solo elementi di collana che sembrano a casa in periodo
tardo o post Meroitico.
Ma torniamo a questo punto lungo il Nilo Bianco, dove abbiamo
scavato, in una operazione di emergenza una tomba messa
in luce lungo una faglia erosiva non lungi dal sito Mesolitico
di 10-X-6. La sepoltura era ben visibile lungo la sezione
(Fig. 11) e altrettanto evidente era il piano superiore
del taglio della stessa (Fig. 12). Lo scavo ha mostrato
che la tomba era stata saccheggiata in antico. Nel deposito
interno, infatti abbiamo trovato i resti di un individuo
adulto ributtati dentro in assoluto disordine (Fig. 13).
Sempre nel riempimento a quote diverse e abbiamo ritrovato
un buon numero di elementi di una collana in faience e uovo
di struzzo (Fig. 14) e due frammenti di una ciotola con
decorazione a zigzag all'interno dell'orlo (Fig. 15).
In un angolino non disturbato dai violatori
della sepoltura, sul piano della fossa e lungo il margine
settentrionale abbiamo ritrovato un gruppo di frecce in
ferro forse ancora nella loro faretra (Figg. 16-17).
Il poco materiale che ci viene da questa
sepoltura ci dice che con tutta probabilità essa
è contemporanea dei tumuli di cui abbiamo riferito
più sopra anche se la forma tombale è di tipo
assolutamente diverso. Che cosa significhi la diversità
tipologica in sepolture che sembrerebbero contemporanee
non è problema ancora affrontabile e sarà
necessario lo scavo di un gran numero di strutture tombali
ivi compresi i tumuli mammelliformi anch'essi ritenuti di
periodo tardo o post Meroitico.
Sempre sul fronte delle attività di scavo dobbiamo
ancora riferire dello stato dei lavori nel sito mesolitico
10-X-6 dove gli elementi di periodo Meroitico, se non addirittura
Napatei, hanno fortemente condizionato l'andamento dell'esplorazione
stratigrafica del sito. La struttura centrale in argilla
di cui abbiamo parlato in precedenti aggiornamenti (Fig.
18) alla fine dello scavo ha rivelato la presenza di una
fossa di forma oblunga che potrebbe essere un corridoio
d'accesso ad una camera tombale ancora sepolta. Lo scavo
ci ha comunque portato finalmente anche a livelli antichi
(Fig. 19) (mesolitici o antico neolitici) sicuramente meno
disturbati dei livelli superiori e che verranno affrontati
durante la prossima campagna.
Per finire vogliamo riferire dei risultati
delle nostre ricognizioni nell'area che sono proseguite,
per quanto in tono minore a causa dell'impegno costituito
dalle operazioni di scavo.
Nell'area più interna, verso il Gebel, abbiamo individuato
altre numerose testimonianze di periodo mesolitico insieme
ad altri tumuli tombali in pietra (Fig. 20), oltre ad un
certo numero di pietre da cattura (Figg. 21-22) del cui
utilizzo abbiamo già parlato in queste nostre pagine
Lungo il Nilo ci siamo spinti più
a sud del limite raggiunto nelle passate campagne individuando
una serie di importanti evidenze archeologiche di varia
natura e cronologia. Tra queste vanno segnalati un grande
cimitero probabilmente post Meroitico con tumuli di terra
(Fig. 24), ed un gruppo ravvicinato di insediamenti Mesolitici
e Neolitici tra i quali una bassa collinetta coperta di
frammenti di pietra che, per l'evidenza superficiale dovrebbe
essere il luogo di una necropoli molto probabilmente mesolitica.
Nelle vicinanze di questa collinetta si sviluppano due grandi
aree insediamentali (Fig. 25) che hanno restituito materiali
sia mesolitici (probabilmente una fase tarda di questo periodo)
che neolitici (Fig. 26-30), ma soprattutto l'evidenza in
superficie di numerosi focolari che ci fanno ritenere questi
siti molto meglio preservati rispetto a quelli più
settentrionali.
Per concludere quest'ultimo aggiornamento
che a breve sarà seguito da una pagina riassuntiva
dei risultati di questa campagna e delle prospettive per la
prossima, vogliamo ricordare che il nostro lavoro è
stato possibile non solo grazie ai finanziamenti di istituzioni
quali l'IsIAO ed il Ministero degli Affari Esteri Italiano,
ma anche e non in modo secondario grazie all'aiuto materiale
e non solo degli amici Andrea e Maria Josè con la loro
GASID che ci hanno sponsorizzato fin dagli inizi di questa
nostra avventura sudanese.
 Di
grande aiuto nella risoluzione dei numerosi piccoli e grandi
problemi quotidiani è stato Giacomo Comino, un salesiano
Italiano della St. Joseph
Vocational Center di Kartum che ci ha sopportati sempre con
il sorriso e con una pazienza infinita. |