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Fig. 09:
Termitaio che attesta
condizioni ambientali più
umide nella pianura alluvionale.
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Fig.
10: Strutture
tombali non databili. |
L'attività principale di questa stagione
di lavoro, dal punto di vista archeologico, si sta concentrando
nello scavo di un grande sito mesolitico che si trova su
di una duna costiera lungo la sponda occidentale del Nilo
Bianco. L'insediamento 10-X-6 è solo uno dei numerosi
siti archeologici che costellano questa sponda del fiume
e, come molti altri, è in grave pericolo di distruzione
per la crescente aggressione dell'espansione del villaggio
di El Salha. Il nostro intervento, che ovviamente ha un
carattere prettamente orientato allo studio delle più
antiche società umane che hanno prosperato in questa
regione africana, tende anche a salvaguardare il patrimonio
culturale del paese e soprattutto le evidenze più
antiche del popolamento dell'area.
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| Fig.
11: Pietra da
cattura. |
Fig.
12: Substrato
marnoso lungo le sponde del Nilo. |
A questo fine è in corso una intensa
trattativa con le autorità locali per salvaguardare
dall'inurbamento selvaggio la fascia costiera del Nilo dove
si addensano numerosi e vasti gli insediamenti di età
mesolitica e neolitica.
Lo scavo stratigrafico dell'insediamento mesolitico è
particolarmente difficile e lento soprattutto a causa della
complessità della sequenza stratigrafica che ci troviamo
di fronte, ma anche per la difficile lettura dei suoli che
sono, solo apparentemente, molto poco differenziati dal
punto di vista cromatico. Solo un lavoro certosino di cazzuola
e spazzola permette di riconoscere le minime variazioni
cromatiche e di consistenza dei suoli e così di mettere
in luce i vari episodi, di apporto antropico e di erosione,
che hanno contribuito a costruire il deposito archeologico
e a dargli l'attuale conformazione.
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| Fig.
13: Linizio
dello scavo nel sito
mesolitico 10-X-6 |
Fig.
14: Archeologi
al setaccio |
Un altro intervento, incentrato in modo
particolare sullo studio della popolazione antica dal punto
di vista antropologico fisico e dei riti sepolcrali è
iniziato in questi giorni con le operazioni di rilievo fotografico
e grafico di un tumulo sepolcrale in blocchi di arenaria
nubiana che fa parte di un cimitero da noi individuato due
anni fa aduna trentina di km all'interno, verso occidente,
ai piedi del Gebel Baroka, la morfologia più rilevata
dell'area. In questi giorni comincerà lo scavo vero
e proprio di questa grande struttura tombale dalla quale
ci aspettiamo, con un po' di fortuna e meno insabbiamenti,
preziose informazioni cronologiche e culturali.
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| Fig.
15: Foto di gruppo. |
Fig.
16: Il primo
livello archeologico
sotto la superficie ghiaiosa.
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Naturalmente anche noi sospendiamo il
lavoro il venerdì, ma spinti dalla voglia di conoscere
sempre meglio questo paese ed i suoi tesori archeologici
ci trasformiamo in turisti e ci sobbarchiamo chilometri
di strada per visitare prestigiosi e famosi siti archeologici.
Incuranti della fatica accumulata nei giorni lavorativi,
lo scorso venerdì non abbiamo esitato a organizzare
con amici Italiani e Sudanesi una gita a Musawwarat es Sufra,
dove un gruppo di archeologi Tedeschi da qualche anno sta
restaurando il tempio dedicato al dio Leone (Apedemak) nel
III sec. a. Cr.
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| Fig.
17: Erosione ed
incisioni antropiche. |
Fig.
18: Lo scavo
dei depositi più recenti.
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Il sito, di periodo Meroitico, è
composto di altri complessi templari, scavati ma non ancora
restaurati, e conserva ancora i resti un grande bacino per
la raccolta delle acque.
La gita culturale si è poi spinta ancora più
a nord fino a Meroe la capitale del regno Meroitico dove
si ergono le piramidi dei Faraoni Neri. Un luogo d'incanto
in un ambiente oggi del tutto desertico, non lungi dalla
città antica di Meroe dove l'archeologo inglese Garstang
scavò fra le altre cose il grande tempio dedicato
al dio Egizio Amon.
Nei prossimi giorni torneremo a raccontarvi le novità
e i progressi del nostro lavoro che sta solo ora entrando
nel vivo.
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| Fig.
20: Il tumulo
sepolcrale scelto
per lo scavo. |
Fig.
21: Inconvenienti
nella sabbia.
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