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Il villaggio di Al Oshara, per ribadire ancora
una volta il pericolo di distruzione delle vestigia archeologiche
dell'area insiste su di un grande insediamento del Mesolitico
e del Neolitico Antico (10-S-4), come testimoniato dalla
grande quantità di frammenti ceramici (Figg. 13a-13b)
che abbiamo potuto raccogliere tra le case del villaggio
e che abbiamo notato inserite nell'impasto dell'intonaco
e dei mattoni delle case stesse.
Tra tutti gli insediamenti individuati,
quelli Antico Olocenici (Mesolitico di Kartum) sono certamente
tra i più interessanti. In due casi, 10-U-34 e 10-X-6,
le loro dimensioni si aggirano intorno ai 10 ettari.
Il sito 10-X-6 è un monticolo longitudinale
(Figg. 14-15) su duna spondale che probabilmente costituisce
il relitto della più antica sponda sinistra del Nilo
ovvero il limite della massima esondazione dello stesso.
Sulla superficie di questo sito si possono riconoscere resti
di focolari con concentrazioni di ossa animali e aree di
attività legate alla lavorazione della pietra e dell'osso
per la produzione di strumenti legati ai bisogni della vita
quotidiana.
Tra gli strumenti in osso ricordiamo la presenza di numerosi
frammenti di arpioni (Fig. 16) utilizzati nella pesca mentre
tra quelli in pietra scheggiata vanno menzionati i numerosi
raschiatoi e lunati in selce (Fig. 17). La ceramica è
d'impasto relativamente grezzo con abbondanti inclusi quarzitici
a spigolo vivo e decorata con motivi ad onde (Wavy Line
e Dotted Wavy Line) (Fig. 18).
L'altro sito sopra ricordato, sempre attribuibile all'orizzonte
del Mesolitico
di Kartum, 10-U-34, si trova ai piedi del Gebel Baroka (Fig.
19). Diversamente da 10-X-6, dove abbiamo raccolto anche
elementi databili agli orizzonti neolitici, qui sono presenti
solo ceramiche riferibili al Mesolitico di Kartum associate
a macine e ad anelli in arenaria.
Veri e propri insediamenti di età neolitica (10-X-3,
10-X-4, 10-S-4) sono stati individuati solo lungo il Nilo
mentre nell'area del Gebel, abbiamo rinvenuto solamente
aree di lavorazione della quarzite probabilmente databili
a questo periodo (10-U-11A e B, 10-U-19).
In linea di massima le industrie litiche prodotte in questi
laboratori sono caratterizzate da un forte microlitismo
(Fig. 20) e dall'uso pressoché esclusivo di piccoli
ciottoli di quarzite coperti da una sottile patina giallastra
di reperimento locale. L'uso
di questa materia prima sembra il risultato di una precisa
scelta culturale in quanto abbiamo notato, negli stessi
depositi di ciottoli, la presenza di materiale di qualità
decisamente superiore. Gli strumenti prodotti in questi
laboratori sono prevalentemente lunati e perforatori tipici
della tradizione Neolitica. In questi siti abbiamo provveduto
a raccolte sistematiche per quadrati di 1 x 1 m per successive
analisi statistiche e distributive.
In uno di questi siti (10-U-19) abbiamo anche potuto documentare
la presenza di una cosiddetta "pietra da cattura"
(Fig. 21-22), la prima di questo genere segnalata per il
Sudan Centrale. In futuro confidiamo di trovare anche nell'area
del Gebel insediamenti di età Neolitica a meno che
i loro resti non giacciano sepolti dai sedimenti alluvionali
depositati dalle acque degli wadi Baroka e Abu Ashem.
Le terrazze del Gebel sono peraltro particolarmente
interessanti in quanto conservano tracce dei periodi più
antichi relativi al Paleolitico. Qui, infatti abbiamo trovato
asce a mano (amigdaloidi) in arenaria nera Nubiana, nuclei
e schegge levallois, attribuibili al Paleolitico Medio,
insieme a strumenti a punta con ritocco bifacciale di periodo
Tardo Paleolitico (10-U-25).
Durante la campagna del 2001, sulle prime terrazze del Gebel,
abbiamo peraltro individuato alcuni siti del Paleolitico
Antico, Acheuleano, e delle fasi antiche del Paleolitico
Medio con facies tipicamente Levallois (Figg. 23-24-25-26).
Queste industrie ricordano molto da vicino i materiali trovati
molti anni addietro da Arkell a Khor Abu Anga.
Due dei siti più interessanti di
questo tipo si trovano sulle terrazze mediane del Gebel
mentre un terzo è stato individuato lungo le pendici
sud occidentali dello stesso.
Tra
i rinvenimenti, nell'area del Gebel, della campagna 2001
dobbiamo ancora segnalare altri tre insediamenti del Mesolitico
di Kartum. Uno di questi sembra completamente distrutto
dagli agenti erosivi e la ceramica qui raccolta presenta
superfici completamente abrase ed alterate. L'industria
litica è caratterizzata da lunati e dorsi di ottima
fattura (Fig. 27).
Anche gli altri due siti risultano pesantemente aggrediti
dagli agenti erosivi, e tuttavia sembra che si siano conservati
alcuni lembi di deposito antropico soprattutto in relazione
ad alcune strutture molto leggere in pietra che potrebbero
costituire traccia delle capanne del villaggio (Fig. 28).
I pochi frammenti di ceramica qui raccolti conservano ancora
traccia della decorazione costituita da un fitto e regolare
puntinato realizzato con tecnica rocker.
Un altro sito di questo periodo è stato poi individuato
sulla terrazza dei 400 m slm, all'interno di un bacino naturale.
Qui abbiamo raccolto sia ceramica che industria litica scheggiata
insieme a macine in arenaria e resti di ossa animali. Anche
in questo caso il deposito sembra
fortemente
intaccato dagli agenti erosivi anche se in alcune zone protette
da grossi massi di pietra alcuni lembi del deposito originario
sembrano essersi conservati. I pochi casi in cui sono ancora
percepibili, i motivi decorativi sulla ceramica sono invariabilmente
costituiti da fitta puntinatura ottenuta con una tecnica
rocker.
Un altro sito interessante, di epoca molto più recente,
un cimitero di possibile epoca cristiana è stato
individuato alla base del declivio orientale del Gebel (Fig.
29).
continua... |