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<title>Sudan Planet</title><link>http://www.sudanplanet.org/dblog/</link>
<description>Sudan Planet</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[Ambiente e dieta delle popolazioni preistoriche.]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="1" cellpadding="1" width="100%" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td valign="top" align="center" width="200">
            <p><a href="\public\77.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/77m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp; 1<br /><br />&nbsp;<a href="\public\78.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/78m.JPG" /></a> <br />Fig. 2<br /><br /><a href="\public\79.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/79m.JPG" /></a>&nbsp;<br />Fig. 4<br /><br /><a href="\public\80.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/80m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;5<br /><br /><a href="\public\81.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/81m.JPG" /></a> <br />Fig. 6<br /><br /><a href="\public\82.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/82m.JPG" /></a>&nbsp;<br />Fig. 7<br /><br /><a href="\public\83.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/83m.JPG" /></a>&nbsp;<br />Fig. 8<br /><br /><a href="\public\84.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/84m.JPG" /></a>&nbsp;<br />Fig. 9<br /><br /><a href="\public\85.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/85m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;10<br /><br /><a href="\public\86.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/86m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;11<br /><br /><a href="\public\87.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/87m.JPG" /></a> <br />Fig. 12<br /><br /><a href="\public\88.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/88m.JPG" /></a>&nbsp;<br />Fig. 13<br /><br /><a href="\public\89.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/89m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;14<br /><br /><a href="\public\90.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/90m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;15<br /><br /><a href="\public\91.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/91m.JPG" /></a> <br />Fig. 16<br /><br /><a href="\public\92.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/92m.JPG" /></a>&nbsp;<br />Fig. 17<br /><br /><a href="\public\93.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/93m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;18<br /><br /><a href="\public\94.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/94m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;19<br /><br /><a href="\public\95.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/95m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;20<br /><br /><a href="\public\96.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/96m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;21<br /><br /><a href="\public\97.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/97m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;22<br /><br /><a href="\public\98.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/98m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;23<br /><br /><a href="\public\99.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/99m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;24<br /><br /><a href="\public\100.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/100m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;25<br /><br /><a href="\public\101.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/101m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;26<br /><br /><a href="\public\102.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/102m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;26<br /><br /><a href="\public\103.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/103m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;27</p>
            <p>&nbsp;<a href="\public\104.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/104m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;27<br /><br /><a href="\public\105.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/105m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;29<br /><br /><a href="\public\106.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/106m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;30</p>
            </td>
            <td valign="top">
            <p>&nbsp;<br />Quando, per caso, quattro anni fa, ci siamo trovati tra le mani il lavoro di Paola Iacumin, docente all&rsquo;Universit&agrave; di Parma, sulle analisi isotopiche effettuate sulle sepolture Dinastiche e Predinastiche di Gebelein, sito archeologico egiziano, abbiamo subito pensato che questo nuovo approccio allo studio dell&rsquo;ambiente e della dieta delle popolazioni preistoriche e protostoriche poteva aprire delle prospettive nuove alla nostra ricerca. Dopo esserci documentati su questo campo di studi per noi assolutamente nuovo abbiamo rintracciato Paola Iacumin e le abbiamo chiesto se riteneva che il materiale raccolto nello scavo della necropoli di R12 poteva essere vagliato per delle ricerche isotopiche e se lei poteva essere interessata ad una collaborazione. Il suo interesse allo studio dei nostri materiali si &egrave; manifestato da subito ed &egrave; nato il progetto che abbiamo pi&ugrave; sopra illustrato. Inoltre &egrave; stato grazie a lei che abbiamo avviato la collaborazione con Louis Chaix, archeo-zoologo esperto di faune africane.</p>
            <p align="justify"><strong><em>Il progetto di analisi isotopiche in breve&hellip;. <br /></em></strong>Vediamo di riassumere, per sommi capi, quali sono i tratti essenziali di questa ricerca cercando di usare termini molto semplici. I cibi e l&rsquo;acqua che si ingeriscono quotidianamente lasciano delle tracce nell&rsquo;organismo umano e animale, queste tracce si fissano nella sostanza organica delle nostre ossa, il collagene, e in quella inorganica, l&rsquo;apatite, e sono il carbonio, l&rsquo;azoto e l&rsquo;ossigeno. Gli isotopi di queste sostanze sono gli elementi che vengono utilizzati per ricostruire gli aspetti riguardanti la dieta e l&rsquo;ambiente in cui le popolazioni preistoriche vivevano.<br />Una volta finito il lavoro sui materiali di R12 abbiamo deciso che anche la necropoli trovata a El Salha avrebbe potuto essere l&rsquo;oggetto di una ricerca sistematica. Questa ricerca prevede anche la raccolta di informazioni sulla situazione ambientale attuale per costruire una mappa di confronto con la situazione preistorica.<br />Per fare questo abbiamo avviato un programma che prevede, ogni anno, escursioni in diversi ecosistemi del variegato paesaggio del Sudan per raccogliere campioni di piante, ossa animali moderne, acqua e quant&rsquo;altro possa essere utile per i nostri scopi.</p>
            <p align="justify"><em><strong>In viaggio verso la Nubia&hellip;.</strong></em><br />Durante la campagna 2006 abbiamo percorso svariati chilometri, attraversando il Deserto del Bayuda per ricongiungerci al Nilo all&rsquo;altezza di Debba e proseguire a nord fino al bacino di Kerma. Lungo il tragitto ci siamo fermati svariate volte soprattutto per raccogliere piante ( <em>Fig. 1, 2, 3</em> ) e campioni di acqua dai pozzi ( <em>Fig. 4</em> ), lungo il deserto, o dal Nilo. Tutti questi campioni sono stati trattati e i risultati ottenuti verranno a costituire un database fondamentale per la ricerca. <br />Il viaggio ci ha anche fornito l&rsquo;opportunit&agrave; per visitare alcuni siti archeologi con il privilegio di avere come guida i colleghi che gentilmente ci hanno dedicato parte del loro tempo prezioso sottraendolo alla loro attivit&agrave; sul campo. Desideriamo qui ringraziarli pubblicamente, sono Stefan Jacobielski (<em> Fig. 5</em> ), direttore dello scavo del sito Cristiano di Old Dongola ( <em>Fig. 6</em> ), Kris Grzymski, direttore dello scavo di Hambukol, e Charles Bonnet e Matthew Honneger che dirigono gli scavi di Kerma e di El Barga. La visita a questi siti &egrave; stata proficua anche per la possibilit&agrave; di scambi di idee e opinioni con questi colleghi. <br />Mongeda Khalid Magzoub, la nostra ispettrice e oramai amata amica ( <em>Fig. 7, 8</em> ), ci ha accompagnato in questo progetto e ci ha aiutato ogni qual volta ne abbiamo avuto bisogno: data la povert&agrave; del nostro arabo, la sua presenza &egrave; stata fondamentale! Per esempio, trovare, lungo questo tragitto, dei posti dove potersi fermare per dormire non &egrave; del tutto semplice, non esistono strutture alberghiere, e lei &egrave; sempre stata abilissima a trovare una soluzione. <br />Durante questo giro abbiamo avuto la possibilit&agrave; di ritornare a Kasura e visitare il nostro scavo e constatare quanto la costruzione di infrastrutture, strade, ponti, linee elettriche etc, stia cambiando il volto del Sudan e determinando la scomparsa di numerosi siti archeologici ( <em>Fig. 9</em> ). Senza dubbio questo &egrave; lo scotto che tutti i paesi in fase di ammodernamento sembra debbano pagare. Naturalmente il tema &egrave; complesso e pensiamo non sia questa la sede adatta per intavolare una discussione in merito. <br />Quanto rimane del nostro sito si &egrave; salvato solo per miracolo, per l&rsquo;intervento del nostro ghefir, il guardiano. Piuttosto l&rsquo;erosione continua nel suo lavoro distruttivo ( <em>Fig. 10</em> )!<br />A Kasura siamo stati accolti con grande affetto da Selim ( <em>Fig. 11</em> ), il nostro padrone di casa quando scavavamo la necropoli di R12, e dalla sua famiglia. Ci hanno offerto una calorosissima ospitalit&agrave;, la possibilit&agrave; di una doccia rinfrescante e un comodo letto su cui riposare.<br />Da Kasura siamo partiti alla volta di Kerma, fermandoci di tanto in tanto per la raccolta di campioni (<em> Fig.&nbsp;12</em> ) e per immortalare paesaggi o particolari curiosi offertisi ai nostri occhi ( <em>Fig. 13, 14, 15, 16, 17</em> ). <br />A Kerma abbiamo visitato il famosissimo sito capitale del Regno di Kush ( <em>Fig. 18, 19, 20, 21</em> ) e l&rsquo;altrettanto importante sito Mesolitico di El Barga. Qui abbiamo avuto interessanti scambi di opinioni sulla ricerca archeologica in ambito preistorico e sulle aspettative sulla base delle nuove scoperte in questi e nei nostri siti del Sudan Centrale.<br />Da Kerma siamo tornati indietro fermandoci solo una notte nuovamente a Kasura per un sonno ristoratore che ci permettesse di affrontare i numerosi chilometri che ci separavano da Khartoum.</p>
            <p align="justify"><em><strong>Alla volta di Meroe&hellip;.</strong></em><br />Nella campagna 2007 l&rsquo;escursione ci ha visti seguire il Nilo da Khartoum fino alle piramidi di Meroe ( <em>Fig. 22, 23</em> ). Questa zona &egrave; ricchissima di siti archeologici di epoca preistorica tra cui i famosi Geili e Saggai, scavati da Isabella Caneva, e Kadero, sito scavato dalla missione polacca, ed era necessario prendere visione della situazione ambientale e raccogliere campioni per le analisi di Paola. Alla fine della nostra meta, dopo aver visitato l&rsquo;area delle piramidi di Meroe e la citt&agrave; reale, siamo andati in visita alla Missione Archeologica Tedesca dell&rsquo;Universit&agrave; di Humboldt diretta dal collega Pawel Wolf: a lui e a tutto il suo team i nostri pi&ugrave; sentiti ringraziamenti per l&rsquo;ospitalit&agrave;. Pawel ci ha guidato nella visita al meraviglioso sito Meroitico di Hamadab che sta scavando da alcuni anni, usando delle metodologie non invasive ma particolarmente produttive che lo hanno portato a mettere in luce una gran parte di questo centro.<br />Nel viaggio di ritorno ci siamo fermati a visitare due importantissimi siti Meroitici, Musawwarat es Sufra (<em> Fig. 24, 25, 26, 27, 28, 29</em> ) e Naga ( <em>Fig.&nbsp;30</em> ) .<br />Nella prossima campagna sarebbe opportuno coprire la regione a sud di Khartoum, speriamo di poter rispettare i nostri piani!</p>
            <p align="justify"><em><strong>Osservazioni preliminari dalle analisi isotopiche&hellip;</strong></em><br />I materiali raccolti in queste escursioni non sono stati tutti analizzati ma alcuni hanno gi&agrave; permesso delle osservazioni interessanti. Soprattutto l&rsquo;analisi dell&rsquo;acqua di pozzo campionata nel Deserto del Bayuda che ha valori molto simili a quelli delle ossa umane delle sepolture allungate e ventrali del cimitero di 16-D-4. Naturalmente non &egrave; pensabile che popolazioni residenti lungo il Nilo si abbeverassero, in epoca preistorica, a pozzi di oltre trenta metri di profondit&agrave;. L&rsquo;unica ipotesi che pu&ograve; giustificare valori come quelli rilevati nelle ossa degli individui deposti in posizione allungata ventrale &egrave; che essi abbiano vissuto in un periodo umido e nel quale il Nilo scorresse con grande velocit&agrave; di flusso. Condizioni tali si erano verificate intorno ai 14-13.000 anni fa, un periodo noto con il nome di &ldquo;Nilo selvaggio&rdquo; ovvero molto prima, intorno ai 40-30.000 anni da oggi, prima del periodo arido che ha caratterizzato il Pleistocene superiore nell&rsquo;Africa Sahariana e sub-Sahariana. Ma per far piena luce su questo stimolante problema e per poter sciogliere questo momento di impasse bisogner&agrave; attendere ulteriori datazioni C14 sulle ossa umane.<br /></p>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=17]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=17</guid>
	<dc:date>2008-05-14T13:56:31+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Lo scavo delle necropoli Post-Meroitica 16-C-2]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="1" cellpadding="1" width="100%" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td valign="top" align="center" width="200">
            <p><a href="\public\70.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/70m.JPG" /></a><br />Fig. 1<br /><br /><a href="\public\71.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/71m.JPG" /></a><br />Fig. 2<br /><br /><a href="\public\72.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/72m.JPG" /></a><br />Fig. 3<br /><br /><a href="\public\73.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/73m.JPG" /></a><br />Fig. 4<br /><br /><a href="\public\74.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/74m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;5<br /><br /><a href="\public\75.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/75m.JPG" /></a><br />Fig. 6&nbsp;</p>
            <p><a href="\public\76.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/76m.JPG" /></a><br />Fig. 7&nbsp;</p>
            </td>
            <td valign="top">
            <p>&nbsp;<br />Sin dall&rsquo;inizio del nostro progetto e del nostro lavoro nell&rsquo;area di El Salha siamo rimasti stupiti dalla quantit&agrave; di testimonianze archeologiche relative all&rsquo;epoca Post-Meroitica e dalla loro singolarit&agrave;. Ovunque la frequentazione dell&rsquo;area in questo periodo &egrave; testimoniata dalla presenza di necropoli, anche molto estese, di tumuli in terra o in pietra. Abbiamo sottolineato altrove nelle nostre relazioni su queste pagine web come tumuli con struttura aerea in pietra siano presenti solo in prossimit&agrave; dei Jebel dove la materia prima per costruirli era di facile reperimento mentre, nella piana alluvionale, i tumuli funerari siano ricoperti da accumuli di terra (<em> Fig. 1</em> ). Nessuna di queste necropoli nell&rsquo;area del Sudan Centrale &egrave; mai stata investigata, un solo tumulo era stato scavato nell&rsquo;area di Al Oshara, a sud di Omdurman nei primi anni cinquanta del secolo scorso, anche se sepolture di questo periodo erano state individuate, numerose, nei siti di epoca Mesolitica o Neolitica, come 10-X-6. Scavare una di queste necropoli era uno dei nostri obiettivi, ma sempre rimandato per la mancanza di personale sufficiente ad affrontare una simile impresa e per l&rsquo;impegno di studio che avrebbero comportato i numerosi materiali che potenzialmente queste sepolture possono restituire.<br />La collaborazione con Mohammed Faroug e l&rsquo;Universit&agrave; di Juba ha reso fattibile questo progetto e dal momento che una di queste necropoli, non lontana dai nostri siti Mesolitici, sar&agrave; attraversata in pieno dalla strada che collegher&agrave; Khartoum al nuovo aeroporto attualmente in costruzione, abbiamo rotto gli indugi e iniziato questa nuova indagine. <br />Questa &egrave; stata anche l&rsquo;occasione per insegnare agli studenti (<em> Fig. 2</em> ) dell&rsquo;Universit&agrave; di Juba, presso la quale Faroug &egrave; lettore, tecniche e metodologie dello scavo archeologico, dall&rsquo;uso della stazione totale alla documentazione finale del lavoro svolto. <br />Questa necropoli &egrave; costituita da circa cento tumuli, di varie dimensioni, che coprono camere tombali scavate nei sedimenti di base. Prima dello scavo si &egrave; provveduto ad eseguire il rilievo topografico ( Fig. 3 ) e il posizionamento con il GPS di ogni singolo tumulo. <br />Per il momento sono stati scavati quattro tumuli. Le sepolture erano state tutte disturbate in antico ( <em>Fig. 4, 5, 6</em> ) ma &egrave; evidente che i &ldquo;tombaroli&rdquo; erano interessanti al recupero degli oggetti in metallo lasciando invece in posto i vasi in argilla ( <em>Fig. 7</em> ). Per questo motivo gli scheletri degli inumati erano parzialmente disarticolati e parte &egrave; stata ritrovata anche nel pozzetto d&rsquo;accesso praticato dai tombaroli. <br />Il lavoro sistematico in questa necropoli potrebbe permettere di raccogliere dati per un&rsquo;analisi dettagliata del sistema socio-culturale di questi gruppi di cui sappiamo molto poco anche perch&eacute; non se ne conoscono ancora gli insediamenti.<br /></p>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=16]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=16</guid>
	<dc:date>2008-05-14T13:37:01+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[16-D-4 -  Al Khiday 2]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="1" cellpadding="1" width="100%" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td valign="top" align="center" width="200">
            <p align="center"><a href="\public\50.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/50m.JPG" /></a><br />Fig. 1<br /><br /><a href="\public\51.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/51m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;2<br /><br /><a href="\public\52.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/52m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;3<br /><br /><a href="\public\53.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/53m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;4<br /><br /><a href="\public\54.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/54m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;5<br /><br /><a href="\public\55.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/55m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;6<br /><br /><a href="\public\56.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/56m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;7<br /><br /><a href="\public\57.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/57m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;8<br /><br /><a href="\public\58.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/58m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;9<br /><br /><a href="\public\59.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/59m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;10<br /><br /><a href="\public\60.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/60m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;11<br /><br /><a href="\public\61.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/61m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;12<br /><br /><a href="\public\62.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/62m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp; 13<br /><br /><a href="\public\63.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/63m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;14<br /><br /><a href="\public\64.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/64m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp; 15<br /><br /><a href="\public\65.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/65m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;16<br /><br /><a href="\public\66.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/66m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;17<br /><br /><a href="\public\67.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/67m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;18<br /><br /><a href="\public\68.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/68m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp;19<br /><br /><a href="\public\69.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/69m.JPG" /></a><br />Fig.&nbsp; 20<br /><br /></p>
            </td>
            <td valign="top">
            <p align="justify">&nbsp;<em><strong>L&rsquo;inizio&hellip;</strong></em><br />Quando nel 2004 individuammo questi siti archeologici, la presenza di ossa umane sulla superficie del rilievo morfologico visibile poche decine di metri a nord di 16-D-5, ci aveva incuriosito moltissimo, soprattutto perch&eacute;, avendo terminato lo scavo della necropoli Nubiana di R12 (la cui pubblicazione &egrave; ormai imminente), l&rsquo;opportunit&agrave; di scavare un sito simile nel Sudan Centrale ci avrebbe dato l&rsquo;occasione per avviare una serie di studi di confronto cosa che fino a quel momento si era rivelata impraticabile per la scarsit&agrave; dei dati disponibili sulle necropoli scavate sia in Nubia che in Sudan Centrale dai colleghi francesi e polacchi. <br />Per tornare al nostro sito 16-D-4, la piccola trincea aperta nel 2004 per verificare che si trattasse veramente di una necropoli aveva dato esito positivo pur facendo crollare parte delle nostre speranza perch&eacute;, sin dall&rsquo;inizio, era apparso chiaro che questo cimitero non era assolutamente contemporaneo alla necropoli Nubiana di R12. Le poche sepolture individuate non avevano, infatti, corredo alcuno e le ossa apparivano cos&igrave; fossilizzate da suggerire un&rsquo;epoca pi&ugrave; antica.<br />Nella campagna del 2005 abbiamo cominciato lo scavo vero e proprio, aprendo una trincea di 150 m2, nella quale furono individuate in totale venti sepolture. <br />All&rsquo;inizio dello scavo, un corredo di vasi con decorazione tipica del Neolitico di Shaheinab ( <em>Fig.&nbsp;1</em> ) accompagnati da una serie di palette in arenaria, dimostrava che la necropoli era stata usata in periodi diversi. Nessuno scheletro era associato a questo corredo ma sappiamo benissimo che questo pu&ograve; accadere sia per chimismi del terreno sia per disturbi postdeposizionali causati dall&rsquo;attivit&agrave; di roditori.<br />In ogni caso, lo scavo del 2005 mise in luce le peculiarit&agrave; di questo sito, peculiarit&agrave; che lo rendono particolarmente interessante non solo nel panorama dell&rsquo;archeologica africana ma, sembrerebbe, di quella mondiale. Sin dai primi scheletri rinvenuti nella trincea di esplorazione del 2004 era apparso interessante lo stato di conservazione delle ossa umane, dall&rsquo;aspetto quasi fossile. Altri elementi particolari sono venuti alla luce durante la campagna del 2005. In primo luogo avevamo avuto modo di notare che esistevano diversi livelli di sepolture, uno molto superficiale e uno pi&ugrave; profondo con inumati che giacevano sul un livello roccioso relativamente compatto. Le sepolture superficiali giacevano in posizione allungata, in alcuni casi sul ventre e in altri leggermente sul fianco ( <em>Fig.&nbsp;2, 3, 4, 5 </em>&nbsp;). Le sepolture pi&ugrave; profonde erano sempre in posizione rannicchiata. Lo stato di conservazione delle sepolture pi&ugrave; profonde era palesemente diverso, non fossile. Alcune delle sepolture in posizione rannicchiata avevano restituito, anche se pochi, alcuni elementi di corredo che appartengono ad epoca Neolitica ( <em>Fig.&nbsp;6, 7</em>&nbsp;). Queste osservazioni ci avevano portato a concludere alla fine della campagna che, le sepolture in posizione allungata erano pi&ugrave; antiche di quelle in posizione rannicchiata e, potendo affermare che queste ultime erano di epoca Neolitica, ipotizzavamo che le altre fossero di epoca Mesolitica, anche considerando che nel vicino abitato avevamo evidenze di una frequentazione in entrambi i periodi. Come si spiega che sepolture che giacciono quasi sulla superficie possono essere pi&ugrave; antiche di quelle che si trovano pi&ugrave; in profondit&agrave;? La spiegazione &egrave; semplice e tiene conto di un fenomeno che affligge le aree desertiche o in via di desertificazione. Se riflettiamo sul fatto che tra le sepolture Mesolitiche e quelle Neolitiche possono essere intercorsi alcuni millenni e immaginiamo che l&rsquo;erosione possa avere asportato una certa quantit&agrave; di deposito prima che i Neolitici arrivassero a scavare le loro fosse, possiamo ben intuire come sia spiegabile il fatto che le sepolture Neolitiche giacciano a maggiore profondit&agrave;. </p>
            <p align="justify"><em><strong>Lo scavo del 2006&hellip;</strong></em><br />Nella successiva campagna del 2006 sono state scavate altre 20 sepolture e tra queste &egrave; stata individuata una sepoltura databile con certezza ad epoca Post-Meroitica. In un caso una delle sepolture in posizione rannicchiata si trovava per una piccola parte coperta da una di quelle in posizione allungata, questo sembrava in qualche modo inficiare l&rsquo;ipotesi che vedeva le sepolture in posizione allungata pi&ugrave; antiche ( <em>Fig.&nbsp;8</em> ). Un&rsquo;analisi accurata della situazione metteva per&ograve; in luce come nel punto di sovrapposizione delle due sepolture, parte della testa di quella rannicchiata sotto i piedi di quella allungata, le ossa dei piedi dell&rsquo;individuo disteso risultassero &ldquo;tagliate&rdquo;. &Egrave; possibile, come rilevato in diversi casi nella necropoli di R12, che il taglio della fossa possa essere stato allargato alla base per favorire la deposizione. <br />Purtroppo nonostante i numerosi tentativi fatti non &egrave; stato ancora possibile datare direttamente le ossa. A causa del loro stato di conservazione, infatti, la quantit&agrave; di collagene presente &egrave; troppo bassa e tutti i tentativi fatti fino ad ora sono risultati vani. Naturalmente l&rsquo;acquisizione di datazioni ottenute direttamente dalle ossa umane escluderebbe ogni dubbio sull&rsquo;antichit&agrave; di questo gruppo di sepolture fornendoci dei dati cronologici assoluti. </p>
            <p align="justify"><em><strong>L&rsquo;inaspettata novit&agrave;&hellip;.</strong></em><br />Per questo motivo uno degli obiettivi principali della campagna del 2007 era quello di raccogliere altri dati stratigrafici che contribuissero a chiarire il &ldquo;rebus&rdquo; posto da queste sepolture.<br />Sembra che la fortuna ci abbia, almeno in parte, arriso. Nei nuovi quadrati scavati, per un totale di ulteriori 100 m2, abbiamo individuato 44 nuove sepolture, 38 delle quali sono state scavate. Tra queste sepolture, cinque sono di epoca Post-Meroitica. Una di queste era stata individuata nella campagna 2006 ma non scavata perch&eacute;, secondo supposizioni che si sono rivelate esatte, la sua indagine avrebbe richiesto una notevole quantit&agrave; di tempo e del personale dedicato. Questo &egrave; stato uno dei motivi per cui abbiamo invitato Mohammed Faroug ad unirsi a noi affidandogli la responsabilit&agrave; dello scavo di queste sepolture. Certo non ci saremmo comunque aspettati di trovarne cos&igrave; tante!<br />La sepoltura Post-Meroitica individuata lo scorso anno era costituita da un pozzetto d&rsquo;accesso e da una camera ovale. Era, inoltre stata intercettata da una successiva sepoltura sempre di epoca Post-Meroitica ( <em>Fig.&nbsp;9, 10&nbsp;</em>&nbsp;). Entrambe erano inviolate e la pi&ugrave; recente delle due aveva un corredo particolarmente ricco, con cavigliere in bronzo (<em> Fig.&nbsp;59</em> ), gioielli con perle in pietre semi-preziose ( <em>Fig.&nbsp;&nbsp;11,12, 13&nbsp;</em>&nbsp;), faience e uova di struzzo, armi in ferro ed alcuni vasi ( <em>Fig.&nbsp;&nbsp;14</em> ). Una sepoltura particolarmente interessante: il morto era deposto su una pelle di animale e coperto con del tessuto i cui resti sono ancora visibili su una delle cavigliere ( <em>Fig.&nbsp;15</em> ).<br />Se le sepolture Post-Meroitiche&nbsp;( <em>Fig.&nbsp;16</em> ) costituiscono generalmente un elemento di grosso disturbo in questo caso siamo costretti a riconoscere che il loro ritrovamento ci ha consentito di chiarire, una volta per tutte, che le sepolture allungate, sia in posizione ventrale che laterale, sono ad esse precedenti. Molte di queste sepolture sono state, infatti, tagliate dalle fosse delle tombe Post-Meroitiche e parte dello scheletro asportato &egrave; stato rinvenuto nel deposito, rimescolato, di riempimento dei pozzetti o delle camere tombali tarde.<br />Nell&rsquo;area di scavo investigata in questa campagna abbiamo trovato quindi una situazione molto pi&ugrave; complessa di quella dei quadrati precedenti. Del tutto inaspettata &egrave; stato il ritrovamento di una serie di fosse riempite di cenere e ceramica di epoca Mesolitica ( <em>Fig.&nbsp;17</em> ). Queste fosse tagliavano, in diversi casi, alcune delle sepolture in posizione allungata ventrale. In tutte le fosse &egrave; stata trovata ceramica Mesolitica dello stesso tipo e appartenente ad uno stesso periodo, e resti di animali, pesci, mammiferi e conchiglie. <br />Abbiamo anche trovato alcuni casi esemplari nei quali queste fosse tagliavano delle sepolture allungate ventrali ( <em>Fig.&nbsp; 18, 19</em> ) ed erano a loro volta tagliate dalle tombe Post-Meroitiche evidenziando una sequenza di cronologica relativa molto chiara ( <em>Fig.&nbsp;20</em> ). Le conchiglie trovate in due di queste fosse sono state inviate ad un laboratorio per analisi C14 ed il risultato ha confermato le nostre deduzioni basate sulla ceramica contenuta nei pozzetti. Entrambe le fosse datano intorno alla met&agrave; del VII millennio a.C. e pertanto gli inumati che esse tagliano appartengono ad un periodo antecedente e con tutta probabilit&agrave; ci troviamo di fronte ad una necropoli tardo Paleolitica. Una simile possibilit&agrave;, che ci obbliga a rigettare le nostre precedenti ipotesi di attribuzione di queste sepolture al Mesolitico, &egrave; rafforzata dall&rsquo;unico ritrovamento analogo a noi noto nell&rsquo;Africa nord-orientale. Si tratta in questo caso di una sepoltura scavata da Fred Wendorf a Wadi Kubbaniya, nell&rsquo;Egitto meridionale e datata su base stratigrafica ad un periodo anteriore a 20.000 anni da oggi. Anche questo individuo, come il gruppo da noi scavato, era stato deposto in posizione estesa ventrale, ma l&rsquo;evidenza fornita dalla necropoli di 16-D-4 ci pone di fronte non ad un caso che potrebbe essere considerato casuale o aberrante, ma invece ad una consolidata pratica funeraria.<br /></p>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=15]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=15</guid>
	<dc:date>2008-05-14T12:25:15+01:00</dc:date>
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</item>
<item>
	<title><![CDATA[16-D-5 - Al Khiday 1]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="1" cellpadding="1" width="100%" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td valign="top" align="center" width="200"><a href="\public\21.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/21m.JPG" /></a><br />Fig. 1<br /><br /> <a href="\public\22.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/22m.JPG" /></a><br />Fig. 2<br /><br /> <a href="\public\23.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/23m.JPG" /></a><br />Fig. 3<br /><br /><a href="\public\24.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/24m.JPG" /></a><br />Fig. 4<br /><br /> <a href="\public\25.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/25m.JPG" /></a><br />Fig. 5<br /><br /> <a href="\public\26.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/26m.JPG" /></a><br />Fig. 6<br /><br /> <a href="\public\27.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/27m.JPG" /></a><br />Fig. 7<br /><br /> <a href="\public\28.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/28m.JPG" /></a><br />Fig. 8<br /><br /> <a href="\public\29.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/29m.JPG" /></a><br />Fig. 8<br /><br /> <a href="\public\30.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/30m.JPG" /></a><br />Fig. 9<br /><br /> <a href="\public\31.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/31m.JPG" /></a><br />Fig.10<br /><br /> <a href="\public\32.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/32m.JPG" /></a><br />Fig. 11<br /><br /> <a href="\public\33.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/33m.JPG" /></a><br />Fig. 12<br /><br /> <a href="\public\34.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/34m.JPG" /></a><br />Fig. 13<br /><br /> <a href="\public\35.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/35m.JPG" /></a><br />Fig. 14<br /><br /> <a href="\public\36.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/36m.JPG" /></a><br />Fig. 15<br /><br /> <a href="\public\37.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/37m.JPG" /></a><br />Fig. 16<br /><br /> <a href="\public\38.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/38m.JPG" /></a><br />Fig. 17<br /><br /> <a href="\public\39.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/39m.JPG" /></a><br />Fig. 18<br /><br /> <a href="\public\40.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/40m.JPG" /></a><br />Fig. 19<br /><br /> <a href="\public\41.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/41m.JPG" /></a><br />Fig. 20<br /><br /> <a href="\public\42.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/42m.JPG" /></a><br />Fig. 21<br /><br /> <a href="\public\43.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/43m.JPG" /></a><br />Fig. 22<br /><br /> <a href="\public\44.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/44m.JPG" /></a><br />Fig. 23<br /><br /> <a href="\public\45.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/45m.JPG" /></a><br />Fig. 24<br /><br /> <a href="\public\46.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/46m.JPG" /></a><br />Fig. 25<br /><br /> <a href="\public\47.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/47m.JPG" /></a><br />Fig. 26<br /><br /> <a href="\public\48.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/48m.JPG" /></a><br />Fig. 27<br /><br /> <a href="\public\49.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/49m.JPG" /></a><br />Fig. 28 </td>
            <td valign="top">
            <p><em><strong>Alcune premesse…</strong></em><br />Quando abbiamo scavato la nostra prima trincea esplorativa nel sito 16-D-5 non avremmo mai immaginato quello che ci aspettava.<br />Lo scavo del sito Mesolitico 10-X-6 ci aveva disilluso sulla possibilit&agrave; di trovare evidenze archeologiche preistoriche conservate in modo ottimale. D’altra parte anche dalle descrizioni delle situazioni rilevate in altri siti a nord di Khartoum, secondo la letteratura archeologica, non sembrava si potesse giungere a delle conclusioni molto diverse. Per questo motivo quando, dopo momenti di somma delusione dovuti al ritrovamento di una sepoltura Post-Meroitica, avevamo individuato un accumulo di conchiglie, cenere, carbone e materiale archeologico vario ci sembrava di aver fatto la scoperta del secolo!<br />Per meglio illustrare la deplorevole situazione comune ai siti di epoca Mesolitica lungo la valle del Nilo vi riproponiamo alcune delle parole estrapolate dal libro di A. J. Arkell, l’archeologo che ha scavato il sito eponimo di questa fase della preistoria sudanese:”not a hearth, posthole or other trace of any building could be distinguished”. Le osservazioni degli altri archeologi che, negli anni successivi, hanno affrontato lo scavo di altri siti simili non si discostano molto da quelle di Arkell. Di fronte a un deposito senza stratificazione spesso si legge che l’archeologo ha optato per un metodo di scavo che noi considereremmo un po’ obsoleto, ovvero lo scavo per tagli artificiali di spessore variabile, tra i 10-15 cm. Questo metodo produce delle distorsioni notevoli nell’interpretazione dei materiali archeologici raccolti e questo &egrave; uno dei motivi principali per cui &egrave; ancora possibile che diverse affermazioni correnti sulla preistoria sudanese necessitino di revisione.</p>
            <p><em><strong>La nostra esperienza a 10-X-6<br /></strong></em>In realt&agrave; &egrave; possibile affrontare lo scavo di un sito Mesolitico, come 10-X-6, con il metodo stratigrafico, anche se ci&ograve; comporta una notevole attenzione, vista la scarsa differenziazione cromatica dei terreni. È altres&igrave; vero che la maggior parte di questi siti, essendo stata riutilizzata in epoca Post-Meroitica (primi secoli d.C.) presenta depositi archeologici ampiamente rimaneggiati.<br />Comunque lo scavo di 10-X-6 se da un lato ha tradito le nostre aspettative per quanto riguarda la possibilit&agrave; di trovare del materiale Mesolitico ancora in situ, per altro verso ci ha insegnato moltissimo e ci ha portato a fare delle riflessioni che si sono dimostrate particolarmente utili.<br />Innanzitutto quando abbiamo optato per lo scavo di 16-D-5 abbiamo deciso di evitare la parte pi&ugrave; alta della collinetta artificiale perch&eacute;, oramai, avevamo capito che quella morfologia era determinata soprattutto dalla presenza di tumuli legati alle tombe Post-Meroitiche. <br />La scelta di posizionare il nostro saggio lungo il pendio occidentale si &egrave; dimostrata vincente e ci ha confermato che se qualche lembo di deposito preistorico si &egrave; conservato vi sono maggiori probabilit&agrave; di trovarlo ai margini della collinetta di materiale archeologico, come avevamo avuto modo di constatare nel sito 10-X-6, salvo che qui i margini della collina artificiale erano occupati dal cimitero islamico moderno e pertanto non scavabili.<br />Dovrebbe essere chiaro, da quanto descritto, perch&eacute; il ritrovamento del deposito ricco di materiale archeologico trovato nella prima piccola trincea del 2004 (mettere collegamento ad una delle precedenti campagne), una sorta di focolare-immondezzaio, era stato considerato da noi gi&agrave; un grande successo. Si trattava, infatti, comunque del primo residuo di attivit&agrave; di un gruppo umano Mesolitico, datato 7000 a.C., riconosciuto in pi&ugrave; di cinquant’anni di attivit&agrave; archeologica nel paese ad opera di studiosi vari!<br />Si pu&ograve; ben capire quale sia stata la nostra sorpresa, nella campagna del 2005, quando abbiamo visto apparire degli elementi strutturali che, solo dopo molteplici discussioni, abbiamo concluso fossero i resti di strutture in limo, residui di alzati di muri di capanne in limo. I nostri dubbi sono ora svaniti e, seppure, non si possa minimizzare sulle difficolt&agrave; poste dallo scavo, siamo oramai certi che almeno nel Mesolitico Medio, secondo una datazione C14, intorno al 6700/6800 a.C. nel villaggio preistorico di Al Khiday 1 (16-D-5) gli abitanti usavano costruire le loro capanne con muri in limo (collegamento con pagina campagna precedente?)! </p>
            <p><strong><em>Dalla campagna del 2005…...</em></strong><br />Nella campagna del 2005, abbiamo scavato una prima trincea di 50 m2 trovando queste strutture, un paio di focolari e una situazione molto particolare, la cui interpretazione ci pone ancora qualche difficolt&agrave;.<br />Gi&agrave; all’epoca della ricognizione avevamo notato sulla superficie, delle aree di terreno argilloso nero, con tratti carboniosi. Questo stesso deposito &egrave; venuto alla luce nell’estremit&agrave; pi&ugrave; occidentale anche nella trincea del 2005 e in quelle scavate negli anni successivi ( <em>Fig.1</em> ). Si presenta come un dosso ( <em>US21 in Figura 1</em> ) e sembra che delimiti l’area dove si trovano le strutture. Non si tratta di un deposito assolutamente omogeneo e contiene anche materiale archeologico di epoca Mesolitica, molto frammentario. L’unica spiegazione riguardo al colore &egrave; che il deposito sia stato sottoposto a fenomeni di combustione. Per appurarne l’origine, questo terreno &egrave; stato campionato da Ciro Gardi, pedologo dell’Universit&agrave; di Parma, e stiamo aspettando il risultato delle analisi in corso. Abbiamo gi&agrave; formulato delle ipotesi, ma per il momento pensiamo sia meglio aspettare di leggere quanto questo ricercatore ha da dirci in proposito. <br />Il sito restituisce una gran quantit&agrave; di materiale archeologico di cui il pi&ugrave; interessante &egrave; quello raccolto nei “focolari”. Prima di tutto perch&eacute; si tratta di contesti “chiusi” e poi per la variet&agrave; degli elementi di cultura materiale che vi sono confluiti. I resti di faune raccolti in questi depositi costituiscono un “tesoretto” il cui valore apparr&agrave; chiaro solo una volta terminati gli studi specifici. <br />Tra gli oggetti, il ciottolo con la raffigurazione di una barca ( <em>Fig. 2</em> ) &egrave; senz’altro quello pi&ugrave; prezioso. Altrettanto possiamo dire del braccialetto in avorio ( <em>Fig. 3</em> ), finemente lavorato, una rifinitura particolarmente apprezzabile se pensiamo all’epoca in cui &egrave; stato fatto, oltre a frammenti di avorio non lavorati ( Fig.  4 ), macine integre con tracce di ocra rossa e gialla ( <em>Fig. 5 </em>), e ceramica, una ceramica particolare della cui esistenza avevamo scarsa testimonianza ( <em>Fig. 6, 7, 8</em> ). Alcuni frammenti erano stati rinvenuti da Arkell a Khartoum Hospital, ma in seguito niente di simile &egrave; stato trovato in altri siti Mesolitici e la ceramica Wavy Line &egrave; diventata l’emblema di questo periodo. <br />Questa ceramica ( <em>Fig. 9</em> ), sempre decorata ad impressione, appare leggermente pi&ugrave; rozza della Wavy Line, con un impasto molto caratteristico per la presenza di grossi frammenti di ocra, rossa o gialla, all’interno dell’impasto, ed esternamente pu&ograve; avere un bagno di ocra rossa o gialla. Gli strumenti utilizzati per la decorazione sembrano essere abbastanza complessi e, in alcuni casi, essere composti di una cordicella. </p>
            <p><strong><em>A quella del 2006….</em></strong><br />Nella campagna del 2006 abbiamo deciso di aprire delle nuove trincee intorno a quella del 2005 ( <em>Fig. 10</em> ). Abbiamo cos&igrave; iniziato a scavare partendo da quelle pi&ugrave; orientali, pi&ugrave; prossime alla sommit&agrave; del sito. In quest’area abbiamo trovato una situazione molto compromessa. Siamo riusciti ad individuare una serie di strutture in limo (Fig. 22 31), ma abbiamo avuto difficolt&agrave; ad individuare con certezza dei piani pavimentali ad esse associate e, purtroppo, non si &egrave; riusciti a capire, con certezza, la fase cronologica cui queste strutture dovrebbero essere associate. Nella fase di pulizia dei depositi superficiali abbiamo trovato, in quest’area, diversi frammenti di ceramica Post-Meroitica, una sepoltura di bambino con associato un vaso di questo periodo, e individuato altre due sepolture che per&ograve; non abbiamo scavato, riducendo l’area d’indagine. Questa esperienza sembra confermare ancora una volta che la parte alta dei siti preistorici ha maggiormente sofferto del riutilizzo in epoca Post-Meroitica.<br />Queste strutture sono state scavate e poi asportate per raggiungere il vertisuolo vergine (un livello di limo quasi pietrificato) sottostante. Questo vertisuolo, che costituisce l’antica sponda Tardo-Pleistocenica/Antico Olocenica del Nilo Bianco, tende, in questo punto, ad innalzarsi ( <em>Fig. 11</em> ). Come osservato anche nel sito 10-X-6, sembra possibile che l’abitato di epoca Mesolitica occupasse la parte della sponda pi&ugrave; bassa e pi&ugrave; lontana dalle acque del fiume, in modo tale da rimanere pi&ugrave; protetto, e depositi pi&ugrave; recenti, naturali, appoggiandosi a questa sponda abbiano costituito parte del terreno su cui sono state impiantate molte delle sepolture di epoca Post-Meroitica. Naturalmente sarebbe necessario eseguire un saggio sul versante orientale del sito per avere conferma che la situazione documentata a 10-X-6 si sia ripetuta identica anche a 16-D-5. Abbiamo, intanto, verificato che i depositi presenti nella parte sommitale del sito sono molto disturbati e restituiscono materiale archeologico frammisto, come a 10-X-6.<br />Questa verifica ha suggerito fosse meglio procedere nello scavo della fascia occidentale del sito, nel pendio della collinetta. Cos&igrave;, sempre nella campagna del 2006, abbiamo cominciato a scavare le trincee pi&ugrave; occidentali. Qui abbiamo riconosciuto una sequenza stratigrafica simile a quella individuata nella trincea del 2005, non altrettanto bene conservata per la presenza di enormi tane di animali. Alla fine della campagna avevamo raggiunto un livello nel quale si potevano riconoscere alcune strutture (<em> Fig. 12, 13</em> ) che abbiamo rilevato, documentato e fotografato, ma non abbiamo potuto scavare fino in fondo per mancanza di tempo.</p>
            <p>La verifica nella campagna 2007….<br />Alla riapertura dello scavo, nell’ultima campagna, nei mesi di Novembre e Dicembre 2007, invece di riprendere lo scavo in queste trincee, abbiamo deciso di allargare le nostre indagini in nuovi quadrati di 5x5m a nord dell’area investigata nel 2005, per un totale di 50 m2 ( <em>Fig. 14</em> ).<br />La scelta si &egrave; dimostrata ancora una volta vincente. Dopo una pulizia superficiale, con l’asportazione del materiale archeologico di superficie risultante dall’erosione e dal dilavamento, nell’area non apparivano segni di riutilizzazione in epoca Post-Meroitica. Dalla parte pi&ugrave; alta della trincea abbiamo rimosso un primo consistente deposito eolico, non stratificato, ma contenente materiale archeologico chiaramente in giacitura secondaria. Al di sotto eravamo gi&agrave; in grado di individuare le prime strutture. Le pi&ugrave; evidenti erano due fosse riempite da un terreno eolico con materiale archeologico sia di epoca Mesolitica che Neolitica, rimescolato (<em> Fig.  15, 16</em> ). È chiaro che le due fosse risalgono ad epoca posteriore e si &egrave; ipotizzato di trattasse delle fosse di sepolture Post-Meroitiche depredate, lasciate aperte e riempitesi con il tempo sia con apporto eolico che per dilavamento di materiale proveniente dalla parte pi&ugrave; alta del sito. Non &egrave; possibile avere conferma a questa ipotesi neppure dal fatto che proprio sulla sommit&agrave; di una di queste fosse, nella scorsa campagna, era stato raccolto un frammento di ceramica di epoca Post-Meroitica ( <em>Fig. 17</em> ).<br />Queste fosse tagliavano il deposito argilloso, nero, che era stato messo in luce nei quadrati pi&ugrave; occidentali delle trincee del 2005 e del 2006. Nella met&agrave; orientale della trincea la situazione stratigrafica appariva di maggiore complessit&agrave; ed &egrave; in quest’area che, nonostante le numerose tane di animali e difficolt&agrave; legate allo scarso cromatismo dei terreni, &egrave; stato possibile individuare, infine, alcune strutture murarie in argilla e un residuo di un battuto pavimentale sempre in argilla ( <em>Fig. 18</em> ).<br />Un possibile muro legato a questo residuo pavimentale era stato ampiamente distrutto da una tana. Un altro muro in argilla, questo particolarmente ben conservato, &egrave; stato invece individuato al limite meridionale della trincea, lungo quella che era la sezione settentrionale della trincea del 2005. A questo muro in argilla si appoggiava, in parte, il primo “focolare” individuato a 16-D-5 e datato radiometricamente al 7000 a.C. ( <em>Fig. 19</em> ). Proprio questo focolare ci aveva anche restituito il ciottolo con la raffigurazione di una barca. Un residuo di questo focolare si trovava ancora in posto nella sezione ed &egrave; stata, quindi, l’occasione per ultimarne lo scavo e cercare conferma della relazione stratigrafica con le strutture in limo.<br />A questa muro in argilla se ne appoggiava un altro, conservato per un’altezza non superiore ai 20 cm. Queste strutture murarie delimitavano degli spazi all’interno dei quali non sempre &egrave; stato possibile distinguere i diversi livelli di frequentazione, sicuramente presenti. Nel complesso comunque questi depositi sembrano correlati ad una fase culturale ben distinguibile caratterizzata da una ceramica decorata con una tecnica rocker, con un motivo a zig-zag ( <em>Fig. 20, 21</em> ).<br />Sigillati da questi depositi si trovavano quelli pi&ugrave; antichi che hanno restituito soprattutto ceramiche del tipo Wavy Line insieme al nuovo tipo di ceramica profondamente impresso con un motivo a lunule. Di particolare rilievo una serie di focolari ricchissimi di materiale archeologico e faune particolarmente ben conservate. In uno di questi focolari ( <em>Fig. 23</em> ) &egrave; stato ritrovato quello che, a prima vista, sembra essere un dente di ippopotamo in perfetto stato di conservazione ( <em>Fig. 22</em> ) oltre a un frammento di zanna ( <em>Fig. 24</em> ). Tra gli altri oggetti recuperati interessante un’altra macina con tracce di ocra rossa e gialla ( <em>Fig. 25</em> ) e i frammenti di ceramica a decorazione impressa che accompagnano la Wavy Line nei livelli pi&ugrave; antichi. I campioni inviati per datazione al C14 ci hanno confermato per questa struttura a fuoco una data agli inizi del VII millennio a.C.<br />Significativo &egrave; il ritrovamento, da un altro di questi depositi antichi, non propriamente un focolare, di alcuni strumenti di pietra scheggiata, la cui tecnologia sembrerebbe molto antica ( <em>Fig. 26</em> ).<br />Molti altri oggetti, non ancora studiati in dettaglio, rendono questo abitato particolarmente interessante ( <em>Fig. 27. 28</em> )<br />Speriamo di ottenere il sostegno finanziario al nostro lavoro per qualche altro anno in modo da poter finire lo scavo sino al suolo vergine in gran parte dell’area scavata finora ed, eventualmente, effettuare qualche saggio in altre aree del sito cos&igrave; da ricostruire la situazione geo-morfologica di base e comprenderne appieno le vicende sedimentologiche e abitative.<br /></p>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=14]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=14</guid>
	<dc:date>2008-05-14T11:13:37+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Lo scavo del sito 10-W-4]]></title>
	<description><![CDATA[<div align="justify">
<table cellspacing="1" cellpadding="1" width="100%" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td valign="top" width="200">
            <p align="center"><a href="\public\18.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/18m.JPG" /></a><br />Sito 10-W-4<br /><br /><a href="\public\19.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/19m.JPG" /></a><br />Capanne<br /><br /><a href="\public\20.jpg" rel="lightbox"><img alt="" src="/public/20m.JPG" /></a><br />Fremmeti decorati<br />motivo Rocker/Zig-Zag</p>
            </td>
            <td valign="top">Questo sito archeologico &egrave; gi&agrave; stato presentato nelle pagine di questo sito web. Si presenta come una collinetta non molto elevata rispetto al piano di campagna, diversamente dai siti preistorici che si trovano lungo le sponde del Nilo. Il materiale archeologico in superficie non &egrave; molto e talvolta sembra essere stato esposto in epoca relativamente recente, anche dalla vicina cava, purtroppo ancora in uso.<br />La ceramica e la litica visibili in superficie suggerivano un&rsquo;attribuzione cronologica del sito ad epoca Mesolitica, attribuzione che &egrave; stata confermata dagli scavi e da una datazione al C14.<br />L&rsquo;interesse per questo sito era determinato sia dalla posizione, sulla sponda della formazione paleo-lacustre di epoca Antico e Medio Olocenica, sia dall&rsquo;aspetto. Lo scavo ha confermato la sua singolarit&agrave;.<br />Nelle due campagne dedicate allo scavo di questo abitato &egrave; stata investigata un&rsquo;area di 250 m2 nella quale sono state individuate delle capanne semi-sotterranee delle quali una particolarmente ben conservata. In questa capanna, in posizione decentrata era presente una fossa ricca di ossa animali: i resti di pasto degli abitanti. Un frammento di carbone dalla base di questa fossa &egrave; stato datato al 5500 a. C. collocando il sito in una fase finale del Mesolitico del Sudan Centrale. <br />Lo studio di tutto il materiale raccolto durante lo scavo &egrave; ancora in corso ma gi&agrave; &egrave; possibile fare delle osservazioni di rilievo.<br />Innanzitutto la presenza tra le faune, soprattutto quelle raccolte all&rsquo;interno della fossa, di resti di vari tipi gazzella, e la scarsit&agrave; di resti di pesce, fanno pensare si tratti di un sito stagionale occupato per la caccia a questi animali quando questi, presumibilmente, si avvicinavano al lago per abbeverarsi. L&rsquo;omogeneit&agrave; della ceramica, dal punto di vista della decorazione e dell&rsquo;impasto, insieme alla datazione C14, suggerisce che il sito appartenga ad una fase finale del Mesolitico. Al momento non sembra che tra i resti di faune siano presenti forme domestiche. L&rsquo;evoluzione della decorazione nella ceramica, con la presenza abbondante di frammenti decorati con il motivo rocker/zig-zag, suggerisce si tratti di un momento di transizione alla fase Neolitica, fase nella quale la ceramica con questo tipo di decorazione prevale. La risposta definitiva potr&agrave; venire solo dallo studio delle faune da parte del Dr. L. Chaix<br /></td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
</div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=13]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.sudanplanet.org/dblog/articolo.asp?articolo=13</guid>
	<dc:date>2008-05-14T10:59:25+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>
