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Quando, per caso, quattro anni fa, ci siamo trovati tra le mani il lavoro di Paola Iacumin, docente all’Università di Parma, sulle analisi isotopiche effettuate sulle sepolture Dinastiche e Predinastiche di Gebelein, sito archeologico egiziano, abbiamo subito pensato che questo nuovo approccio allo studio dell’ambiente e della dieta delle popolazioni preistoriche e protostoriche poteva aprire delle prospettive nuove alla nostra ricerca. Dopo esserci documentati su questo campo di studi per noi assolutamente nuovo abbiamo rintracciato Paola Iacumin e le abbiamo chiesto se riteneva che il materiale raccolto nello scavo della necropoli di R12 poteva essere vagliato per delle ricerche isotopiche e se lei poteva essere interessata ad una collaborazione. Il suo interesse allo studio dei nostri materiali si è manifestato da subito ed è nato il progetto che abbiamo più sopra illustrato. Inoltre è stato grazie a lei che abbiamo avviato la collaborazione con Louis Chaix, archeo-zoologo esperto di faune africane.
Il progetto di analisi isotopiche in breve…. Vediamo di riassumere, per sommi capi, quali sono i tratti essenziali di questa ricerca cercando di usare termini molto semplici. I cibi e l’acqua che si ingeriscono quotidianamente lasciano delle tracce nell’organismo umano e animale, queste tracce si fissano nella sostanza organica delle nostre ossa, il collagene, e in quella inorganica, l’apatite, e sono il carbonio, l’azoto e l’ossigeno. Gli isotopi di queste sostanze sono gli elementi che vengono utilizzati per ricostruire gli aspetti riguardanti la dieta e l’ambiente in cui le popolazioni preistoriche vivevano. Una volta finito il lavoro sui materiali di R12 abbiamo deciso che anche la necropoli trovata a El Salha avrebbe potuto essere l’oggetto di una ricerca sistematica. Questa ricerca prevede anche la raccolta di informazioni sulla situazione ambientale attuale per costruire una mappa di confronto con la situazione preistorica. Per fare questo abbiamo avviato un programma che prevede, ogni anno, escursioni in diversi ecosistemi del variegato paesaggio del Sudan per raccogliere campioni di piante, ossa animali moderne, acqua e quant’altro possa essere utile per i nostri scopi.
In viaggio verso la Nubia…. Durante la campagna 2006 abbiamo percorso svariati chilometri, attraversando il Deserto del Bayuda per ricongiungerci al Nilo all’altezza di Debba e proseguire a nord fino al bacino di Kerma. Lungo il tragitto ci siamo fermati svariate volte soprattutto per raccogliere piante ( Fig. 1, 2, 3 ) e campioni di acqua dai pozzi ( Fig. 4 ), lungo il deserto, o dal Nilo. Tutti questi campioni sono stati trattati e i risultati ottenuti verranno a costituire un database fondamentale per la ricerca. Il viaggio ci ha anche fornito l’opportunità per visitare alcuni siti archeologi con il privilegio di avere come guida i colleghi che gentilmente ci hanno dedicato parte del loro tempo prezioso sottraendolo alla loro attività sul campo. Desideriamo qui ringraziarli pubblicamente, sono Stefan Jacobielski ( Fig. 5 ), direttore dello scavo del sito Cristiano di Old Dongola ( Fig. 6 ), Kris Grzymski, direttore dello scavo di Hambukol, e Charles Bonnet e Matthew Honneger che dirigono gli scavi di Kerma e di El Barga. La visita a questi siti è stata proficua anche per la possibilità di scambi di idee e opinioni con questi colleghi. Mongeda Khalid Magzoub, la nostra ispettrice e oramai amata amica ( Fig. 7, 8 ), ci ha accompagnato in questo progetto e ci ha aiutato ogni qual volta ne abbiamo avuto bisogno: data la povertà del nostro arabo, la sua presenza è stata fondamentale! Per esempio, trovare, lungo questo tragitto, dei posti dove potersi fermare per dormire non è del tutto semplice, non esistono strutture alberghiere, e lei è sempre stata abilissima a trovare una soluzione. Durante questo giro abbiamo avuto la possibilità di ritornare a Kasura e visitare il nostro scavo e constatare quanto la costruzione di infrastrutture, strade, ponti, linee elettriche etc, stia cambiando il volto del Sudan e determinando la scomparsa di numerosi siti archeologici ( Fig. 9 ). Senza dubbio questo è lo scotto che tutti i paesi in fase di ammodernamento sembra debbano pagare. Naturalmente il tema è complesso e pensiamo non sia questa la sede adatta per intavolare una discussione in merito. Quanto rimane del nostro sito si è salvato solo per miracolo, per l’intervento del nostro ghefir, il guardiano. Piuttosto l’erosione continua nel suo lavoro distruttivo ( Fig. 10 )! A Kasura siamo stati accolti con grande affetto da Selim ( Fig. 11 ), il nostro padrone di casa quando scavavamo la necropoli di R12, e dalla sua famiglia. Ci hanno offerto una calorosissima ospitalità, la possibilità di una doccia rinfrescante e un comodo letto su cui riposare. Da Kasura siamo partiti alla volta di Kerma, fermandoci di tanto in tanto per la raccolta di campioni ( Fig. 12 ) e per immortalare paesaggi o particolari curiosi offertisi ai nostri occhi ( Fig. 13, 14, 15, 16, 17 ). A Kerma abbiamo visitato il famosissimo sito capitale del Regno di Kush ( Fig. 18, 19, 20, 21 ) e l’altrettanto importante sito Mesolitico di El Barga. Qui abbiamo avuto interessanti scambi di opinioni sulla ricerca archeologica in ambito preistorico e sulle aspettative sulla base delle nuove scoperte in questi e nei nostri siti del Sudan Centrale. Da Kerma siamo tornati indietro fermandoci solo una notte nuovamente a Kasura per un sonno ristoratore che ci permettesse di affrontare i numerosi chilometri che ci separavano da Khartoum.
Alla volta di Meroe…. Nella campagna 2007 l’escursione ci ha visti seguire il Nilo da Khartoum fino alle piramidi di Meroe ( Fig. 22, 23 ). Questa zona è ricchissima di siti archeologici di epoca preistorica tra cui i famosi Geili e Saggai, scavati da Isabella Caneva, e Kadero, sito scavato dalla missione polacca, ed era necessario prendere visione della situazione ambientale e raccogliere campioni per le analisi di Paola. Alla fine della nostra meta, dopo aver visitato l’area delle piramidi di Meroe e la città reale, siamo andati in visita alla Missione Archeologica Tedesca dell’Università di Humboldt diretta dal collega Pawel Wolf: a lui e a tutto il suo team i nostri più sentiti ringraziamenti per l’ospitalità. Pawel ci ha guidato nella visita al meraviglioso sito Meroitico di Hamadab che sta scavando da alcuni anni, usando delle metodologie non invasive ma particolarmente produttive che lo hanno portato a mettere in luce una gran parte di questo centro. Nel viaggio di ritorno ci siamo fermati a visitare due importantissimi siti Meroitici, Musawwarat es Sufra ( Fig. 24, 25, 26, 27, 28, 29 ) e Naga ( Fig. 30 ) . Nella prossima campagna sarebbe opportuno coprire la regione a sud di Khartoum, speriamo di poter rispettare i nostri piani!
Osservazioni preliminari dalle analisi isotopiche… I materiali raccolti in queste escursioni non sono stati tutti analizzati ma alcuni hanno già permesso delle osservazioni interessanti. Soprattutto l’analisi dell’acqua di pozzo campionata nel Deserto del Bayuda che ha valori molto simili a quelli delle ossa umane delle sepolture allungate e ventrali del cimitero di 16-D-4. Naturalmente non è pensabile che popolazioni residenti lungo il Nilo si abbeverassero, in epoca preistorica, a pozzi di oltre trenta metri di profondità. L’unica ipotesi che può giustificare valori come quelli rilevati nelle ossa degli individui deposti in posizione allungata ventrale è che essi abbiano vissuto in un periodo umido e nel quale il Nilo scorresse con grande velocità di flusso. Condizioni tali si erano verificate intorno ai 14-13.000 anni fa, un periodo noto con il nome di “Nilo selvaggio” ovvero molto prima, intorno ai 40-30.000 anni da oggi, prima del periodo arido che ha caratterizzato il Pleistocene superiore nell’Africa Sahariana e sub-Sahariana. Ma per far piena luce su questo stimolante problema e per poter sciogliere questo momento di impasse bisognerà attendere ulteriori datazioni C14 sulle ossa umane.
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