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 Fig. 1
 Fig. 2
 Fig. 3
 Fig. 4
 Fig. 5
 Fig. 6
 Fig. 7
 Fig. 8
 Fig. 9
 Fig. 10
 Fig. 11
 Fig. 12
 Fig. 13
 Fig. 14
 Fig. 15
 Fig. 16
 Fig. 17
 Fig. 18
 Fig. 19
 Fig. 20
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L’inizio… Quando nel 2004 individuammo questi siti archeologici, la presenza di ossa umane sulla superficie del rilievo morfologico visibile poche decine di metri a nord di 16-D-5, ci aveva incuriosito moltissimo, soprattutto perché, avendo terminato lo scavo della necropoli Nubiana di R12 (la cui pubblicazione è ormai imminente), l’opportunità di scavare un sito simile nel Sudan Centrale ci avrebbe dato l’occasione per avviare una serie di studi di confronto cosa che fino a quel momento si era rivelata impraticabile per la scarsità dei dati disponibili sulle necropoli scavate sia in Nubia che in Sudan Centrale dai colleghi francesi e polacchi. Per tornare al nostro sito 16-D-4, la piccola trincea aperta nel 2004 per verificare che si trattasse veramente di una necropoli aveva dato esito positivo pur facendo crollare parte delle nostre speranza perché, sin dall’inizio, era apparso chiaro che questo cimitero non era assolutamente contemporaneo alla necropoli Nubiana di R12. Le poche sepolture individuate non avevano, infatti, corredo alcuno e le ossa apparivano così fossilizzate da suggerire un’epoca più antica. Nella campagna del 2005 abbiamo cominciato lo scavo vero e proprio, aprendo una trincea di 150 m2, nella quale furono individuate in totale venti sepolture. All’inizio dello scavo, un corredo di vasi con decorazione tipica del Neolitico di Shaheinab ( Fig. 1 ) accompagnati da una serie di palette in arenaria, dimostrava che la necropoli era stata usata in periodi diversi. Nessuno scheletro era associato a questo corredo ma sappiamo benissimo che questo può accadere sia per chimismi del terreno sia per disturbi postdeposizionali causati dall’attività di roditori. In ogni caso, lo scavo del 2005 mise in luce le peculiarità di questo sito, peculiarità che lo rendono particolarmente interessante non solo nel panorama dell’archeologica africana ma, sembrerebbe, di quella mondiale. Sin dai primi scheletri rinvenuti nella trincea di esplorazione del 2004 era apparso interessante lo stato di conservazione delle ossa umane, dall’aspetto quasi fossile. Altri elementi particolari sono venuti alla luce durante la campagna del 2005. In primo luogo avevamo avuto modo di notare che esistevano diversi livelli di sepolture, uno molto superficiale e uno più profondo con inumati che giacevano sul un livello roccioso relativamente compatto. Le sepolture superficiali giacevano in posizione allungata, in alcuni casi sul ventre e in altri leggermente sul fianco ( Fig. 2, 3, 4, 5 ). Le sepolture più profonde erano sempre in posizione rannicchiata. Lo stato di conservazione delle sepolture più profonde era palesemente diverso, non fossile. Alcune delle sepolture in posizione rannicchiata avevano restituito, anche se pochi, alcuni elementi di corredo che appartengono ad epoca Neolitica ( Fig. 6, 7 ). Queste osservazioni ci avevano portato a concludere alla fine della campagna che, le sepolture in posizione allungata erano più antiche di quelle in posizione rannicchiata e, potendo affermare che queste ultime erano di epoca Neolitica, ipotizzavamo che le altre fossero di epoca Mesolitica, anche considerando che nel vicino abitato avevamo evidenze di una frequentazione in entrambi i periodi. Come si spiega che sepolture che giacciono quasi sulla superficie possono essere più antiche di quelle che si trovano più in profondità? La spiegazione è semplice e tiene conto di un fenomeno che affligge le aree desertiche o in via di desertificazione. Se riflettiamo sul fatto che tra le sepolture Mesolitiche e quelle Neolitiche possono essere intercorsi alcuni millenni e immaginiamo che l’erosione possa avere asportato una certa quantità di deposito prima che i Neolitici arrivassero a scavare le loro fosse, possiamo ben intuire come sia spiegabile il fatto che le sepolture Neolitiche giacciano a maggiore profondità.
Lo scavo del 2006… Nella successiva campagna del 2006 sono state scavate altre 20 sepolture e tra queste è stata individuata una sepoltura databile con certezza ad epoca Post-Meroitica. In un caso una delle sepolture in posizione rannicchiata si trovava per una piccola parte coperta da una di quelle in posizione allungata, questo sembrava in qualche modo inficiare l’ipotesi che vedeva le sepolture in posizione allungata più antiche ( Fig. 8 ). Un’analisi accurata della situazione metteva però in luce come nel punto di sovrapposizione delle due sepolture, parte della testa di quella rannicchiata sotto i piedi di quella allungata, le ossa dei piedi dell’individuo disteso risultassero “tagliate”. È possibile, come rilevato in diversi casi nella necropoli di R12, che il taglio della fossa possa essere stato allargato alla base per favorire la deposizione. Purtroppo nonostante i numerosi tentativi fatti non è stato ancora possibile datare direttamente le ossa. A causa del loro stato di conservazione, infatti, la quantità di collagene presente è troppo bassa e tutti i tentativi fatti fino ad ora sono risultati vani. Naturalmente l’acquisizione di datazioni ottenute direttamente dalle ossa umane escluderebbe ogni dubbio sull’antichità di questo gruppo di sepolture fornendoci dei dati cronologici assoluti.
L’inaspettata novità…. Per questo motivo uno degli obiettivi principali della campagna del 2007 era quello di raccogliere altri dati stratigrafici che contribuissero a chiarire il “rebus” posto da queste sepolture. Sembra che la fortuna ci abbia, almeno in parte, arriso. Nei nuovi quadrati scavati, per un totale di ulteriori 100 m2, abbiamo individuato 44 nuove sepolture, 38 delle quali sono state scavate. Tra queste sepolture, cinque sono di epoca Post-Meroitica. Una di queste era stata individuata nella campagna 2006 ma non scavata perché, secondo supposizioni che si sono rivelate esatte, la sua indagine avrebbe richiesto una notevole quantità di tempo e del personale dedicato. Questo è stato uno dei motivi per cui abbiamo invitato Mohammed Faroug ad unirsi a noi affidandogli la responsabilità dello scavo di queste sepolture. Certo non ci saremmo comunque aspettati di trovarne così tante! La sepoltura Post-Meroitica individuata lo scorso anno era costituita da un pozzetto d’accesso e da una camera ovale. Era, inoltre stata intercettata da una successiva sepoltura sempre di epoca Post-Meroitica ( Fig. 9, 10 ). Entrambe erano inviolate e la più recente delle due aveva un corredo particolarmente ricco, con cavigliere in bronzo ( Fig. 59 ), gioielli con perle in pietre semi-preziose ( Fig. 11,12, 13 ), faience e uova di struzzo, armi in ferro ed alcuni vasi ( Fig. 14 ). Una sepoltura particolarmente interessante: il morto era deposto su una pelle di animale e coperto con del tessuto i cui resti sono ancora visibili su una delle cavigliere ( Fig. 15 ). Se le sepolture Post-Meroitiche ( Fig. 16 ) costituiscono generalmente un elemento di grosso disturbo in questo caso siamo costretti a riconoscere che il loro ritrovamento ci ha consentito di chiarire, una volta per tutte, che le sepolture allungate, sia in posizione ventrale che laterale, sono ad esse precedenti. Molte di queste sepolture sono state, infatti, tagliate dalle fosse delle tombe Post-Meroitiche e parte dello scheletro asportato è stato rinvenuto nel deposito, rimescolato, di riempimento dei pozzetti o delle camere tombali tarde. Nell’area di scavo investigata in questa campagna abbiamo trovato quindi una situazione molto più complessa di quella dei quadrati precedenti. Del tutto inaspettata è stato il ritrovamento di una serie di fosse riempite di cenere e ceramica di epoca Mesolitica ( Fig. 17 ). Queste fosse tagliavano, in diversi casi, alcune delle sepolture in posizione allungata ventrale. In tutte le fosse è stata trovata ceramica Mesolitica dello stesso tipo e appartenente ad uno stesso periodo, e resti di animali, pesci, mammiferi e conchiglie. Abbiamo anche trovato alcuni casi esemplari nei quali queste fosse tagliavano delle sepolture allungate ventrali ( Fig. 18, 19 ) ed erano a loro volta tagliate dalle tombe Post-Meroitiche evidenziando una sequenza di cronologica relativa molto chiara ( Fig. 20 ). Le conchiglie trovate in due di queste fosse sono state inviate ad un laboratorio per analisi C14 ed il risultato ha confermato le nostre deduzioni basate sulla ceramica contenuta nei pozzetti. Entrambe le fosse datano intorno alla metà del VII millennio a.C. e pertanto gli inumati che esse tagliano appartengono ad un periodo antecedente e con tutta probabilità ci troviamo di fronte ad una necropoli tardo Paleolitica. Una simile possibilità, che ci obbliga a rigettare le nostre precedenti ipotesi di attribuzione di queste sepolture al Mesolitico, è rafforzata dall’unico ritrovamento analogo a noi noto nell’Africa nord-orientale. Si tratta in questo caso di una sepoltura scavata da Fred Wendorf a Wadi Kubbaniya, nell’Egitto meridionale e datata su base stratigrafica ad un periodo anteriore a 20.000 anni da oggi. Anche questo individuo, come il gruppo da noi scavato, era stato deposto in posizione estesa ventrale, ma l’evidenza fornita dalla necropoli di 16-D-4 ci pone di fronte non ad un caso che potrebbe essere considerato casuale o aberrante, ma invece ad una consolidata pratica funeraria.
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