Immagine
 Frammento di bracciale in avorio datato intorno al 7000 a.C.
 
16-D-5 - Al Khiday 1

Fig. 1


Fig. 2


Fig. 3


Fig. 4


Fig. 5


Fig. 6


Fig. 7


Fig. 8


Fig. 8


Fig. 9

 
Fig.10


Fig. 11


Fig. 12


Fig. 13


Fig. 14


Fig. 15


Fig. 16


Fig. 17


Fig. 18


Fig. 19


Fig. 20


Fig. 21


Fig. 22


Fig. 23


Fig. 24


Fig. 25


Fig. 26


Fig. 27


Fig. 28 

Alcune premesse…
Quando abbiamo scavato la nostra prima trincea esplorativa nel sito 16-D-5 non avremmo mai immaginato quello che ci aspettava.
Lo scavo del sito Mesolitico 10-X-6 ci aveva disilluso sulla possibilità di trovare evidenze archeologiche preistoriche conservate in modo ottimale. D’altra parte anche dalle descrizioni delle situazioni rilevate in altri siti a nord di Khartoum, secondo la letteratura archeologica, non sembrava si potesse giungere a delle conclusioni molto diverse. Per questo motivo quando, dopo momenti di somma delusione dovuti al ritrovamento di una sepoltura Post-Meroitica, avevamo individuato un accumulo di conchiglie, cenere, carbone e materiale archeologico vario ci sembrava di aver fatto la scoperta del secolo!
Per meglio illustrare la deplorevole situazione comune ai siti di epoca Mesolitica lungo la valle del Nilo vi riproponiamo alcune delle parole estrapolate dal libro di A. J. Arkell, l’archeologo che ha scavato il sito eponimo di questa fase della preistoria sudanese:”not a hearth, posthole or other trace of any building could be distinguished”. Le osservazioni degli altri archeologi che, negli anni successivi, hanno affrontato lo scavo di altri siti simili non si discostano molto da quelle di Arkell. Di fronte a un deposito senza stratificazione spesso si legge che l’archeologo ha optato per un metodo di scavo che noi considereremmo un po’ obsoleto, ovvero lo scavo per tagli artificiali di spessore variabile, tra i 10-15 cm. Questo metodo produce delle distorsioni notevoli nell’interpretazione dei materiali archeologici raccolti e questo è uno dei motivi principali per cui è ancora possibile che diverse affermazioni correnti sulla preistoria sudanese necessitino di revisione.

La nostra esperienza a 10-X-6
In realtà è possibile affrontare lo scavo di un sito Mesolitico, come 10-X-6, con il metodo stratigrafico, anche se ciò comporta una notevole attenzione, vista la scarsa differenziazione cromatica dei terreni. È altresì vero che la maggior parte di questi siti, essendo stata riutilizzata in epoca Post-Meroitica (primi secoli d.C.) presenta depositi archeologici ampiamente rimaneggiati.
Comunque lo scavo di 10-X-6 se da un lato ha tradito le nostre aspettative per quanto riguarda la possibilità di trovare del materiale Mesolitico ancora in situ, per altro verso ci ha insegnato moltissimo e ci ha portato a fare delle riflessioni che si sono dimostrate particolarmente utili.
Innanzitutto quando abbiamo optato per lo scavo di 16-D-5 abbiamo deciso di evitare la parte più alta della collinetta artificiale perché, oramai, avevamo capito che quella morfologia era determinata soprattutto dalla presenza di tumuli legati alle tombe Post-Meroitiche.
La scelta di posizionare il nostro saggio lungo il pendio occidentale si è dimostrata vincente e ci ha confermato che se qualche lembo di deposito preistorico si è conservato vi sono maggiori probabilità di trovarlo ai margini della collinetta di materiale archeologico, come avevamo avuto modo di constatare nel sito 10-X-6, salvo che qui i margini della collina artificiale erano occupati dal cimitero islamico moderno e pertanto non scavabili.
Dovrebbe essere chiaro, da quanto descritto, perché il ritrovamento del deposito ricco di materiale archeologico trovato nella prima piccola trincea del 2004 (mettere collegamento ad una delle precedenti campagne), una sorta di focolare-immondezzaio, era stato considerato da noi già un grande successo. Si trattava, infatti, comunque del primo residuo di attività di un gruppo umano Mesolitico, datato 7000 a.C., riconosciuto in più di cinquant’anni di attività archeologica nel paese ad opera di studiosi vari!
Si può ben capire quale sia stata la nostra sorpresa, nella campagna del 2005, quando abbiamo visto apparire degli elementi strutturali che, solo dopo molteplici discussioni, abbiamo concluso fossero i resti di strutture in limo, residui di alzati di muri di capanne in limo. I nostri dubbi sono ora svaniti e, seppure, non si possa minimizzare sulle difficoltà poste dallo scavo, siamo oramai certi che almeno nel Mesolitico Medio, secondo una datazione C14, intorno al 6700/6800 a.C. nel villaggio preistorico di Al Khiday 1 (16-D-5) gli abitanti usavano costruire le loro capanne con muri in limo (collegamento con pagina campagna precedente?)!

Dalla campagna del 2005…...
Nella campagna del 2005, abbiamo scavato una prima trincea di 50 m2 trovando queste strutture, un paio di focolari e una situazione molto particolare, la cui interpretazione ci pone ancora qualche difficoltà.
Già all’epoca della ricognizione avevamo notato sulla superficie, delle aree di terreno argilloso nero, con tratti carboniosi. Questo stesso deposito è venuto alla luce nell’estremità più occidentale anche nella trincea del 2005 e in quelle scavate negli anni successivi ( Fig.1 ). Si presenta come un dosso ( US21 in Figura 1 ) e sembra che delimiti l’area dove si trovano le strutture. Non si tratta di un deposito assolutamente omogeneo e contiene anche materiale archeologico di epoca Mesolitica, molto frammentario. L’unica spiegazione riguardo al colore è che il deposito sia stato sottoposto a fenomeni di combustione. Per appurarne l’origine, questo terreno è stato campionato da Ciro Gardi, pedologo dell’Università di Parma, e stiamo aspettando il risultato delle analisi in corso. Abbiamo già formulato delle ipotesi, ma per il momento pensiamo sia meglio aspettare di leggere quanto questo ricercatore ha da dirci in proposito.
Il sito restituisce una gran quantità di materiale archeologico di cui il più interessante è quello raccolto nei “focolari”. Prima di tutto perché si tratta di contesti “chiusi” e poi per la varietà degli elementi di cultura materiale che vi sono confluiti. I resti di faune raccolti in questi depositi costituiscono un “tesoretto” il cui valore apparrà chiaro solo una volta terminati gli studi specifici.
Tra gli oggetti, il ciottolo con la raffigurazione di una barca ( Fig. 2 ) è senz’altro quello più prezioso. Altrettanto possiamo dire del braccialetto in avorio ( Fig. 3 ), finemente lavorato, una rifinitura particolarmente apprezzabile se pensiamo all’epoca in cui è stato fatto, oltre a frammenti di avorio non lavorati ( Fig.  4 ), macine integre con tracce di ocra rossa e gialla ( Fig. 5 ), e ceramica, una ceramica particolare della cui esistenza avevamo scarsa testimonianza ( Fig. 6, 7, 8 ). Alcuni frammenti erano stati rinvenuti da Arkell a Khartoum Hospital, ma in seguito niente di simile è stato trovato in altri siti Mesolitici e la ceramica Wavy Line è diventata l’emblema di questo periodo.
Questa ceramica ( Fig. 9 ), sempre decorata ad impressione, appare leggermente più rozza della Wavy Line, con un impasto molto caratteristico per la presenza di grossi frammenti di ocra, rossa o gialla, all’interno dell’impasto, ed esternamente può avere un bagno di ocra rossa o gialla. Gli strumenti utilizzati per la decorazione sembrano essere abbastanza complessi e, in alcuni casi, essere composti di una cordicella.

A quella del 2006….
Nella campagna del 2006 abbiamo deciso di aprire delle nuove trincee intorno a quella del 2005 ( Fig. 10 ). Abbiamo così iniziato a scavare partendo da quelle più orientali, più prossime alla sommità del sito. In quest’area abbiamo trovato una situazione molto compromessa. Siamo riusciti ad individuare una serie di strutture in limo (Fig. 22 31), ma abbiamo avuto difficoltà ad individuare con certezza dei piani pavimentali ad esse associate e, purtroppo, non si è riusciti a capire, con certezza, la fase cronologica cui queste strutture dovrebbero essere associate. Nella fase di pulizia dei depositi superficiali abbiamo trovato, in quest’area, diversi frammenti di ceramica Post-Meroitica, una sepoltura di bambino con associato un vaso di questo periodo, e individuato altre due sepolture che però non abbiamo scavato, riducendo l’area d’indagine. Questa esperienza sembra confermare ancora una volta che la parte alta dei siti preistorici ha maggiormente sofferto del riutilizzo in epoca Post-Meroitica.
Queste strutture sono state scavate e poi asportate per raggiungere il vertisuolo vergine (un livello di limo quasi pietrificato) sottostante. Questo vertisuolo, che costituisce l’antica sponda Tardo-Pleistocenica/Antico Olocenica del Nilo Bianco, tende, in questo punto, ad innalzarsi ( Fig. 11 ). Come osservato anche nel sito 10-X-6, sembra possibile che l’abitato di epoca Mesolitica occupasse la parte della sponda più bassa e più lontana dalle acque del fiume, in modo tale da rimanere più protetto, e depositi più recenti, naturali, appoggiandosi a questa sponda abbiano costituito parte del terreno su cui sono state impiantate molte delle sepolture di epoca Post-Meroitica. Naturalmente sarebbe necessario eseguire un saggio sul versante orientale del sito per avere conferma che la situazione documentata a 10-X-6 si sia ripetuta identica anche a 16-D-5. Abbiamo, intanto, verificato che i depositi presenti nella parte sommitale del sito sono molto disturbati e restituiscono materiale archeologico frammisto, come a 10-X-6.
Questa verifica ha suggerito fosse meglio procedere nello scavo della fascia occidentale del sito, nel pendio della collinetta. Così, sempre nella campagna del 2006, abbiamo cominciato a scavare le trincee più occidentali. Qui abbiamo riconosciuto una sequenza stratigrafica simile a quella individuata nella trincea del 2005, non altrettanto bene conservata per la presenza di enormi tane di animali. Alla fine della campagna avevamo raggiunto un livello nel quale si potevano riconoscere alcune strutture ( Fig. 12, 13 ) che abbiamo rilevato, documentato e fotografato, ma non abbiamo potuto scavare fino in fondo per mancanza di tempo.

La verifica nella campagna 2007….
Alla riapertura dello scavo, nell’ultima campagna, nei mesi di Novembre e Dicembre 2007, invece di riprendere lo scavo in queste trincee, abbiamo deciso di allargare le nostre indagini in nuovi quadrati di 5x5m a nord dell’area investigata nel 2005, per un totale di 50 m2 ( Fig. 14 ).
La scelta si è dimostrata ancora una volta vincente. Dopo una pulizia superficiale, con l’asportazione del materiale archeologico di superficie risultante dall’erosione e dal dilavamento, nell’area non apparivano segni di riutilizzazione in epoca Post-Meroitica. Dalla parte più alta della trincea abbiamo rimosso un primo consistente deposito eolico, non stratificato, ma contenente materiale archeologico chiaramente in giacitura secondaria. Al di sotto eravamo già in grado di individuare le prime strutture. Le più evidenti erano due fosse riempite da un terreno eolico con materiale archeologico sia di epoca Mesolitica che Neolitica, rimescolato ( Fig.  15, 16 ). È chiaro che le due fosse risalgono ad epoca posteriore e si è ipotizzato di trattasse delle fosse di sepolture Post-Meroitiche depredate, lasciate aperte e riempitesi con il tempo sia con apporto eolico che per dilavamento di materiale proveniente dalla parte più alta del sito. Non è possibile avere conferma a questa ipotesi neppure dal fatto che proprio sulla sommità di una di queste fosse, nella scorsa campagna, era stato raccolto un frammento di ceramica di epoca Post-Meroitica ( Fig. 17 ).
Queste fosse tagliavano il deposito argilloso, nero, che era stato messo in luce nei quadrati più occidentali delle trincee del 2005 e del 2006. Nella metà orientale della trincea la situazione stratigrafica appariva di maggiore complessità ed è in quest’area che, nonostante le numerose tane di animali e difficoltà legate allo scarso cromatismo dei terreni, è stato possibile individuare, infine, alcune strutture murarie in argilla e un residuo di un battuto pavimentale sempre in argilla ( Fig. 18 ).
Un possibile muro legato a questo residuo pavimentale era stato ampiamente distrutto da una tana. Un altro muro in argilla, questo particolarmente ben conservato, è stato invece individuato al limite meridionale della trincea, lungo quella che era la sezione settentrionale della trincea del 2005. A questo muro in argilla si appoggiava, in parte, il primo “focolare” individuato a 16-D-5 e datato radiometricamente al 7000 a.C. ( Fig. 19 ). Proprio questo focolare ci aveva anche restituito il ciottolo con la raffigurazione di una barca. Un residuo di questo focolare si trovava ancora in posto nella sezione ed è stata, quindi, l’occasione per ultimarne lo scavo e cercare conferma della relazione stratigrafica con le strutture in limo.
A questa muro in argilla se ne appoggiava un altro, conservato per un’altezza non superiore ai 20 cm. Queste strutture murarie delimitavano degli spazi all’interno dei quali non sempre è stato possibile distinguere i diversi livelli di frequentazione, sicuramente presenti. Nel complesso comunque questi depositi sembrano correlati ad una fase culturale ben distinguibile caratterizzata da una ceramica decorata con una tecnica rocker, con un motivo a zig-zag ( Fig. 20, 21 ).
Sigillati da questi depositi si trovavano quelli più antichi che hanno restituito soprattutto ceramiche del tipo Wavy Line insieme al nuovo tipo di ceramica profondamente impresso con un motivo a lunule. Di particolare rilievo una serie di focolari ricchissimi di materiale archeologico e faune particolarmente ben conservate. In uno di questi focolari ( Fig. 23 ) è stato ritrovato quello che, a prima vista, sembra essere un dente di ippopotamo in perfetto stato di conservazione ( Fig. 22 ) oltre a un frammento di zanna ( Fig. 24 ). Tra gli altri oggetti recuperati interessante un’altra macina con tracce di ocra rossa e gialla ( Fig. 25 ) e i frammenti di ceramica a decorazione impressa che accompagnano la Wavy Line nei livelli più antichi. I campioni inviati per datazione al C14 ci hanno confermato per questa struttura a fuoco una data agli inizi del VII millennio a.C.
Significativo è il ritrovamento, da un altro di questi depositi antichi, non propriamente un focolare, di alcuni strumenti di pietra scheggiata, la cui tecnologia sembrerebbe molto antica ( Fig. 26 ).
Molti altri oggetti, non ancora studiati in dettaglio, rendono questo abitato particolarmente interessante ( Fig. 27. 28 )
Speriamo di ottenere il sostegno finanziario al nostro lavoro per qualche altro anno in modo da poter finire lo scavo sino al suolo vergine in gran parte dell’area scavata finora ed, eventualmente, effettuare qualche saggio in altre aree del sito così da ricostruire la situazione geo-morfologica di base e comprenderne appieno le vicende sedimentologiche e abitative.

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