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La Missione archeologica dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente in Sudan non si è fermata nonostante il mancato aggiornamento del sito lo scorso anno. Ci sono state due campagne, nei mesi di Novembre-Dicembre 2006 e 2007, che hanno fornito nuovi e interessantissimi dati che cercheremo di riassumere in queste nuove pagine. Ricordiamo che nella campagna del 2005 avevamo cominciato delle indagini archeologiche estensive in due siti che si sono rivelati particolarmente importanti per gli obiettivi del progetto. Si tratta dell’abitato Mesolitico 16-D-5, o villaggio di Al-Khiday 1, e dell’annesso cimitero 16-D-4, ovvero Al-Khiday-2.
Il progetto Is.I.A.O. continua ad avere anche il carattere di “archeologia di salvataggio” che lo ha contraddistinto sin dall’inizio documentando evidenze storico-archeologiche dell’area attraverso attività di ricognizione. Di fatto anche i due siti di Al-Khiday nel giro di qualche anno potrebbero venire distrutti perché si trovano in prossimità dell’area dove verrà costruito il nuovo aeroporto della capitale, un’area che vedrà inevitabilmente delle trasformazioni urbane importanti.
Negli ultimi due anni il progetto è entrato in una nuova fase, assumendo un accentuato carattere di ricerca multi-disciplinare con l’accordo formale con l’Università di Parma, nella figura della Prof. Paola Iacumin, geo-chimica, con le collaborazioni della Prof. Tina Jakob, antropologa dell’Università di Durham (Inghilterra), del Dr. Louis Chaix, archeo-zoologo del Museo di Scienze Naturali di Ginevra, e, infine, di Mohammed Faroug, esperto di epoca Meroitica e Post-Meroitica, lettore all’Università di Juba, sede di Khartoum. Né va dimenticata la preziosa collaborazione del personale del National Corporation for Antiquities and Museums, il cui direttore, Hassan Hussein Idriss, desideriamo ringraziare pubblicamente. Ci sembra doveroso ricordare che la missione archeologica in Sudan è stata sostenuta finanziariamente dall’Is.I.A.O., dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Fondazione Michela Schiff Giorgini. Preziosissimo è stato inoltre, sin dall’inizio, il contributo della Gasid e, negli ultimi tre anni, della CMC, aziende italiane che operano in Sudan.
Alla missione archeologica, in quest’ultima campagna del 2007, hanno partecipato Carina Summerfield-Hill, giovane antropologa inglese, Nadia Campana, archeologa della Soprintendenza Archeologica di Genova, Paola Iacumin, geo-chimica dell’Università di Parma, Mohammed Faroug , archeologo dell’Università di Juba, Sandro Salvatori e Donatella Usai , archeologi e direttori della missione, Mongeda Khalid Magzoub rappresentante del National Corporation for Antiquities and Museums. Un gruppo ristretto ma molto affiatato!
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