Il cimitero R12 nel quadro del Neolitico Nubiano.
Lo scavo del cimitero Neolitico R12 (Fig.
1) è stato condotto nell’arco di tre
stagioni di scavo tra il 2000 ed il 2003 grazie ad
un accordo tre la “Sudan Archaeological Research
Society” di Londra ed il Centro Veneto per gli
Studi Classici e Orientali, di Venezia e regolarmente
raccontato sulle pagine di questo sito web.
L’ultima campagna ha avuto luogo nei mesi di
Novembre e Dicembre del 2003. Anche grazie ad un generoso
contributo della fondazione Michela Schiff Giorgini
è stato possibile produrre un importante lavoro
di restauro su di un gran numero di vasi e di oggetti
in osso ed avorio. Per questo preziosissima opera
dobbiamo ringraziare l’impegno e la professionalità
della nostra amica e collega Luana Cenci. La presenza
di Nadja Pöllath, archeozoologa dell’Università
di Monaco di Baviera, Institut für Paläoanatomie,
ha permesso poi di realizzare lo studio delle numerosissime
ossa animali (utilizzate in modo particolare per la
produzione di strumenti in osso) ritrovate nelle tombe.
Fin dalla prima campagna la GASID e AREA OFFICE di
Torino hanno sostenuto il nostro lavoro in ogni modo
possibile.
Durante l’ultima campagna ci siamo sforzati,
con successo, nonostante le condizioni meteorologiche
avverse (il vento ci ha accompagnati dal primo all’ultimo
giorno) di scavare quante più sepolture possibile
arrivando così ad un totale di 170. Il campione
così raccolto può ora consegnarci un
quadro soddisfacente della società Neolitica
Nubiana e contribuire a risolvere almeno alcuni dei
molti problemi concernenti la cultura e la sequenza
cronologica di questo periodo in Nubia.
Il cimitero R12, come oggi possiamo affermare anche
grazie alle datazioni C14, è stato in uso per
circa 600 anni e testimonia la presenza di più
fasi distinte nonostante, nonostante gli effetti dell’erosione
che hanno particolarmente investito i margini settentrionale
e meridionale del monticolo sepolcrale. Il prolungato
uso dell’area ha causato il frequente fenomeno
di interferenza tra tombe più recenti e tombe
più antiche. Per quanto spesso abbia causato
danni e parziale conservazione di alcuni resti scheletrici,
questo fenomeno ha comunque permesso di ricostruire
almeno parzialmente una sequenza tra le sepolture,
sequenza poi confermata dalle datazioni C14.
I danni maggiori sui resti scheletrici e sui corredi
sono stati tuttavia provocati dall’erosione
eolica ed idrica. L’erosione ha infatti portato
alla superficie e disperso i resti di numerose sepolture
soprattutto nelle zone di pendio del monticolo cimiteriale,
calcinandone le ossa e abradendo le superfici dei
vasi in ceramica (Fig. 2).
Dalle 170 tombe scavate molto potremo imparare sull’attività
produttiva, sull’ideologia e sull’organizzazione
sociale. Per non replicare informazioni già
consegnate alle pagine di questo sito web, dopo una
breve descrizione delle tombe e dei corredi ci concentreremo
sul problema della datazione di questa necropoli e
sul posto che essa occupa nel quadro del Neolitico
Nubiano e sulle implicazioni relative ad un più
ampio quadro che comprende anche la regione del Sudan
Centrale.
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Fig.
1 |
Fig.
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Fig.
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Fig.
4 |
La forma tombale è quella della fossa semplice
scavata in un antico sedimento limoso Nilotico conservatosi
nell’area in forma di residui monticoli risparmiati
dall’erosione. In genere queste fosse hanno
un profilo campaniforme, vale a dire sono più
larghe alla base. La forma è generalmente ellissoidale.
In qualche caso le fosse sono state riempite, dopo
l’inumazione, con limo e piccole pietre colorate;
in altri casi queste piccole pietre erano disposte
alla base della fossa a creare un letto per il defunto.
In genere ciascuna tomba contiene un solo inumato
anche se abbiamo individuato alcune sepolture doppie.
In qualche caso la stessa fossa è stata utilizzata
per sepolture successive, spesso con l’attenzione
di non disturbare quella precedente.
Il defunto veniva sepolto in posizione rannicchiata.
In alcuni casi la posizione è così contratta
da farci ipotizzare che il defunto fosse stato legato
e contenuto in un sacco. Gli inumati erano generalmente
deposti sul fianco sinistro, con un orientamento prevalente
Ovest-Est e la faccia rivolta a Nord o a Nordest.
Altri orientamenti, pur presenti non sembrano statisticamente
significativi. La distribuzione della popolazione
nel cimitero, per quanto possiamo dedurre dai dati
antropologici ancora provvisori, è per il 34%
di maschi, il 27% di bambini, il 21% di femmine a
cui bisogna aggiungere un 10% di individui adulti
di sesso non determinato. Un 6% appartiene ad individui
di cui non è riconoscibile né il sesso
né l’età.
Quasi tutte le sepolture sono accompagnate da un corredo
che in alcuni casi sembra connotare una particolare
posizione sociale del defunto. Non abbiamo ancora
studiato analiticamente l’associazione di particolari
elementi del corredo con l’età ed il
sesso degli individui, ma ad una prima osservazione
sembra molto probabile che alcuni oggetti possano
essere ricollegati a specifiche attività dell’individuo
in vita.
Largamente documentata è la presenza in quasi
tutte le sepolture di uno o più bucrani indizio
certo di un significato anche ideologico del bue in
una società fortemente orientata all’allevamento
del bestiame.
Questa necropoli fu usata da uno dei numerosi gruppi
umani che vivevano allora nel Bacino di Seleim, senza
dubbio impegnati in attività di pastorizia
e allevamento anche se la caccia era ancora pratica
diffusa.
Dai dati preliminari fornitici dalla zooarcheologa
Nadja Pöllath si evince che buoi, pecore e capre
rappresentano almeno il 50% dell’intero campione
di ossa animali (Fig. 3).
Nelle tombe sono stati trovati anche capretti interi:
in un caso il defunto ne teneva uno fra le braccia
(Fig. 4).
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