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Missione Archeologica ad El Salha, a sud di Omdurman.
Siamo giunti in Sudan il 14 Novembre.
Superato il consueto scoglio burocratico, la ricerca
di una casa non troppo lontana dalla nostra area di
ricerca e i problemi relativi alla logistica e agli
spostamenti(due Panda 4x4: Fig. 1), il nostro sparuto
gruppo di archeologi si è tuffato nel lavoro.
A questa campagna hanno partecipato oltre a Donatella
Usai, che dirige il progetto, Sandro Salvatori, Luana
Cenci, il nuovo acquisto Federica Boiani, una studentessa
della Facoltà di Beni Culturali di Ravenna,
e l’ispettrice della National Corporation for
Antiquities and Museums Amel Awad Mukhtar Nasir, e
personale locale. Pur ridotti nel numero, per i problemi
legati ai ridotti finanziamenti, il programma che
ci si era prefissato rimaneva sicuramente ambizioso
e alla fine è risultato più fruttuoso
di quanto avessimo potuto prevedere. Ma andiamo con
ordine.
Donatella, con Federica ed un piccolo gruppo di operai
locali, alcuni dei quali avevano già lavorato
con noi negli anni precedenti, si è dedicata
alla prosecuzione degli scavi nell’insediamento
denominato 10-X-6 (Figg. 2, 3). I dati raccolti durante
le precedenti campagne ci avevano già fatto
temere che dei livelli archeologici per noi più
importanti, quelli Mesolitici, avremmo potuto trovare
ben poco a causa dei disturbi sistematici e imponenti
arrecati dalla costruzione di tumuli tombali nei primi
secoli della nostra era. La prosecuzione dello scavo
ci ha confermato questa realtà. L’approfondimento
dello scavo ha comunque permesso di capire a pieno
la dinamica di formazione dell’attuale conformazione
del sito. Proseguendo l’approfondimento della
trincea di scavo abbiamo individuato l’ottava
sepoltura Post-Meroitica posta, come le altre sette,
lungo il margine della grande struttura sepolcrale
individuata nel 2002.
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| I dati raccolti durante
le precedenti campagne ci avevano già fatto
temere che dei livelli archeologici per noi più
importanti, quelli Mesolitici, avremmo potuto trovare
ben poco a causa dei disturbi sistematici e imponenti
arrecati dalla costruzione di tumuli tombali nei primi
secoli della nostra era. La prosecuzione dello scavo
ci ha confermato questa realtà. L’approfondimento
dello scavo ha comunque permesso di capire a pieno
la dinamica di formazione dell’attuale conformazione
del sito. Proseguendo l’approfondimento della
trincea di scavo abbiamo individuato l’ottava
sepoltura Post-Meroitica posta, come le altre sette,
lungo il margine della grande struttura sepolcrale
individuata nel 2002. L’inumato giaceva in posizione
contratta su di un fianco (Fig. 4), accompagnato da
una grande ciotola in ceramica decorata a losanghe
e linee a zigzag impresse con uno strumento a pettine
(Figg. 5-6).
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| Al collo indossava una lunga collana
in vaghi a disco in uovo di struzzo (Fig.7) e cilindrici
in faience (Fig. 8) con qualche inserto in altro materiale
(corniola, avorio ed agata) (Fig. 9).
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Il successivo approfondimento
ci dava finalmente la chiave di comprensione definitiva
sulla formazione del sito. Ben dentro la nostra trincea
compariva, infatti, una linea di erosione, lungo la
quale si erano accumulati strumenti in pietra levigata
(macine e macinelli in arenaria) (Fig. 10), del tutto
simile a quelle che segnano la superficie lungo il pendio
attuale ad est (Fig. 11). Ciò significa che il
margine del sito preistorico si trovava più ad
ovest dell’attuale di almeno di 25 metri ed una
conferma ulteriore è venuta dalla scoperta subito
sotto la linea di erosione antica della roccia di base
(Fig. 12) che degrada verso il Nilo. A questo punto
non c’erano più dubbi che tutta la morfologia
ad est del margine più antico fosse frutto di
operazioni di accumulo di terreno finalizzate alla copertura
a tumulo di tombe molto più recenti. Una seconda
linea di sepolture a tumulo e a fossa di epoca Post-Meroitica
si trova, come abbiamo visto, parallela alla più
esterna, proprio sull’asse della nostra trincea.
Un tentativo di arretrare verso ovest la trincea di
scavo è stato forzatamente limitato dalla presenza
del cimitero moderno (Fig. 13).
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L’operazione è stata comunque
effettuata per verificare se almeno in questa posizione più
arretrata si fossero conservati lembi del deposito Mesolitico.
Anche qui, tuttavia, nella porzione settentrionale di questa
nuova trincea, ci siamo imbattuti nei resti di una struttura
tombale in mattoni crudi che poggiava direttamente su i resti
di un piccolo lembo di deposito Mesolitico, dello spessore
di pochi centimetri e ridotto ad una superficie di meno di
un metro quadrato (Figg. 14-15). L’impossibilità,
come si diceva, di ampliare ulteriormente ad ovest lo scavo
ha posto fine all’indagine a 10-X-6 e, non nascondiamo,
con una certa tristezza abbiamo provveduto a colmare la nostra
trincea (Fig. 16). Tuttavia 10-X-6 rimane un sito archeologico
che, per i periodi più tardi, mantiene un grande interesse
e con tutta probabilità, presto, lo scavo sarà
ripreso dal servizio Sudanese delle antichità per indagare
sulle numerose sepolture Post-Meroitiche che costellano tutta
l’area.
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| Fig. 13 |
Fig. 14 |
Fig. 15 |
Fig. 16 |
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