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Kasura ed il ritorno al sito archeologico

L’arrivo a Kasura è stato come un ritorno a casa. Le strade di sabbia, le case dai muri imbiancati di calce, i giardini di palme (Fig. 1), i bimbi chiassosi e sorridenti al nostro passaggio e sempre pronti ad un saluto amichevole. Quest’anno siamo più numerosi del solito e pertanto abbiamo optato per una casa più spaziosa (ma ci mancherà il giardino di palme della nostra solita casa), quella che solitamente ospita i nostri colleghi inglesi della SARS che lavorano a Kawa, la grande città Kushita che dista pochi chilometri dal villaggio, lungo le sponde del Nilo.
Una giornata per sistemarci, o, meglio, per sistemare i luoghi di lavoro, recuperare le nostre attrezzature, mettere in piedi la cucina e la sala da pranzo (un patio aperto illuminato, la sera, da una lampadina volante) (Fig. 2), lavare le stoviglie imballate alla fine della precedente campagna di scavo. Poi ancora montare i letti in giardino (Fig. 3-4) (il gran caldo ci sconsiglia di dormire nelle camere), riattivare i filtri per l’acqua e riempire gli ziri di coccio che tengono a temperatura gradevole le bottiglie d’acqua filtrata. Il tutto è vissuto quasi come una festa e comunque rappresenta una forma di adattamento necessario per far nascere rapidamente un ambiente gradevole e funzionale, che possa costituire non solo una base di partenza per un lavoro che si protrarrà per un paio di mesi, ma anche luogo di riposo e di ristoro dopo le lunghe ore sul campo.


Fig. 02 Fig. 03 Fig. 04


Altrettanto rapidamente assumiamo gli operai che ci assisteranno sullo scavo ed il giorno seguente riattraversiamo il Nilo per fare le spese necessarie al mercato di Dongola. Dalla nostra parte del fiume c’è solo un mercatino nei pressi dell’imbarcadero dove la solita chiatta, vecchia di almeno quindici anni, fa, bene o male, il suo servizio quotidiano traghettando camion, pullman, automobili, carretti trainati da asini, cammelli e nugoli di persone (Fig. 5-6). Lo frequenteremo spesso questo mercatino, ma non sempre trovando ciò di cui abbiamo bisogno e per certi beni non potremo fare a meno di attraversare il fiume sulla chiatta.
Dopo un paio di giorni siamo pronti a riprendere il lavoro di scavo nella necropoli neolitica di R12. La prima visita al sito ci mette di fronte alla forza dell’erosione eolica. Le zone di pendio del monticolo cimiteriale ci mostrano immediatamente la forza distruttrice del vento: la superficie era cosparsa di frammenti ceramici e ossa umane calcinate dal sole, residui di sepolture portate alla luce dagli agenti atmosferici e disperse in modo più o meno caotico lungo i pendii del monticolo.
La nostra attività è quindi iniziata con un paziente lavoro di recupero delle evidenze di superficie (Fig. 7-8), nel tentativo di localizzare ed individuare sepolture ancora in grado di fornirci informazioni utili al nostro studio.

Fig. 05 Fig. 06 Fig. 07 Fig. 08


Nonostante il clima che non ci è stato amico in questo primo periodo di scavo (il vento ci ha assillati ogni giorno levandosi impietosamente tra le 9 e le 9.30 del mattino, riempiendo i nostri occhi di sabbia e spesso vanificando il nostro lavoro) ad oggi abbiamo recuperato una trentina di sepolture alcune corredate di vasi in ceramica (Fig. 9) e di strumenti come piccole accette in pietra, palette in granito (Fig. 10), denti di ippopotamo incavati ed usati come contenitore per polveri cosmetiche, teste di mazza in granito, spatole in osso, bracciali (Fig. 11), anelli e pendenti di avorio. La densità delle sepolture, in alcune aree del monticolo, ha prodotto anche più danni dell’erosione. Paradigmatico può essere considerato il caso di tre sepolture, due delle quali risultavano pesantemente danneggiate dalla terza. Una di queste tre era stata incisa anche dalla fossa di una sepoltura che scavammo a fine stagione di due anni or sono. (Fig. 12).

Fig. 09 Fig. 10 Fig. 11 Fig. 12

Ora, dopo aver prevalentemente lavorato lungo il pendio settentrionale del monticolo stiamo aggredendo la zona centrale dove dovremmo incontrare sepolture meglio conservate, ma di ciò vi racconteremo nel prossimo appuntamento sul web.