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Con Ilaria, Mungida, Abdel Hamid, Kamil, Wahib, Haimad e Safi (11-12-13-14-15), io (sempre Donatella) ho cominciato lo scavo di 16D5, il sito che ci ha riservato le vere sorprese di questa campagna, come potrete leggere più sotto. Il sito era già stato generoso nella scorsa campagna. Qui avevamo identificato la prima struttura di epoca Mesolitica rinvenuta dopo cinquant’anni di attività di scavo in tutto il Sudan. Un focolare! Certo a leggere di altri scavi in Italia, Europa o Asia potrebbe sembrare ben poca cosa, ma in una regione dove l’erosione e il rimaneggiamento in epoca successiva hanno giocato un ruolo decisivo nella distruzione dei resti preistorici, questo focolare appariva come la scoperta del secolo! E invece….ci aspettava ben altra cosa intorno a questo focolare! Un villaggio con delle strutture fatte con argilla cruda! Ciò che abbiamo visto di questo villaggio è solo una parte- e speriamo che la fortuna ci assista anche nella prossima campagna. Sarebbe quanto mai triste scoprire che nell’area non ancora scavata queste strutture non sono conservate altrettanto bene: abbiamo troppe curiosità da soddisfare in proposito!
Per una descrizione un po’ più dettagliata dello scavo potrete leggere le pagine successive.

Torniamo a parlare di amenità varie….in Sudan.
I nuovi operai si sono rivelati delle persone meravigliose su cui poter contare ampiamente; la loro capacità di inserirsi nel sistema “scavo archeologico” è stata stupefacente. Più ancora la curiosità di sapere, sapere perché ci ostinavamo a raccogliere minuscoli frammenti di ossa di pesce, o piccole schegge di quarzo, sapere perché il tal frammento di ceramica era più importante di altri, in poche parole: il significato di quanto trovavamo. L’atmosfera al lavoro è stata delle migliori, raramente si creano delle sintonie così solide.

Fig. 11
Fig. 12
Fig. 13
Fig. 14


Le note dolenti in questa missione sono venute sempre dalle nostre macchine. Non vi è stato giorno che non ci siamo dovuti recare dal meccanico per risolvere qualche problema! Fintanto che abbiamo avuto la Land Rover le cose sono andate abbastanza bene; quando siamo passati alla Land Cruiser sono cominciati i veri problemi, anche perché contemporaneamente anche le due Panda hanno cominciato a morire!
La Land Cruiser aveva un sistema di riscaldamento diretto (cioè non sopprimibile) eccezionale! Peccato che quest’anno in Sudan non ci sia stato un vero inverno (non che le temperature siano in qualche modo comparabili a quelle italiane nello stesso periodo), quella piacevole diminuzione di temperature che normalmente si registra da Novembre fino a Febbraio (da 35 a 27/25 gradi). L’unico aspetto positivo, se così si può dire, di guidare questa macchina a Kartum era sentirsi più al riparo dalle manovre spericolate dei guidatori sudanesi che, per chi non lo sapesse, hanno una tale inventiva al volante che bisogna aspettarsi di tutto! Provate a vedere questo microfilmato per rendervene conto (16). Ma, credeteci, quando ci è capitato di doverla spingere, ed è successo più di una volta, abbiamo avuto modo di capire che quanto ci dava sicurezza, la mole, diventava il vero elemento a nostro sfavore!
Pochi giorni dopo aver preso in affitto questa macchina una delle Panda ha deciso di abbandonarci con la rottura del cambio! L’altra, grazie ad alcune visite dallo stregone delle macchine (avete mai sentito di un meccanico che vuole risolvere il problema della perdita d’olio dalla testata con del BOSTIK?!), ci ha scortato fino alla fine della missione.

Fortunatamente negli ultimi ventidue giorni di missione la CMC di Ravenna, ditta Italiana che sta costruendo un nuovissimo, quasi fantascientifico, edificio lungo il Nilo Azzurro, nel centro di Kartum, ci ha messo a disposizione un meraviglioso pick-up a sei posti! Naturalmente anche questa macchina non si è comportata bene sino in fondo, proprio negli ultimi giorni la batteria è morta! Che sia il prezzo che abbiamo dovuto pagare per la fortuna avuta nelle ricerche???


Fig. 15
Fig. 16
Fig. 17
Fig. 18


Per il resto le nostre giornate sono volate via più o meno uguali. Scavo dalle sette del mattino, con pausa colazione intorno alle dieci e trenta (17), fino alle due. Normalmente ogni mattina potevamo gioire (!) per le impronte lasciate dalle pecore o dalle vacche nel sito. Per noi abituati alle sfilate di BMW, Audi o Fiat varie, il passaggio delle mandrie, nel momento in cui erano portate al pascolo, nonostante la rabbia per i danni che provocavano, era quantomeno affascinante (18).

Lungo la via del ritorno bisognava fermarsi nel mercato (Souq) per comprare viveri vari (19). Non si riusciva ad essere a casa mai prima delle due e mezza/tre. Una volta arrivati, dopo aver scaricato le macchine e dopo aver ingurgitato qualche litro di acqua fresca o altra bibita, si pensava ad organizzare una sorta di pranzo seguito dalla classica “tazzulella” di caffè (naturalmente italiano!). Finiti i riti dedicati allo stomaco si procedeva a stabilire l’ordine d’accesso alla doccia.

Senza un attimo di respiro eravamo nuovamente al lavoro (20) fino ad ora di cena che segnava la fine di un’intensa giornata. I giovani trovavano spesso energie per fare dell’altro, una passeggiata, una tazza di tè al baretto vicino a casa, il frullato in compagnia. Noi “adulti” crollavamo nel letto non molto tempo dopo che gli ultimi bocconi avevano raggiunto lo stomaco!


Fig. 19
Fig. 20





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