2005: un nuovo inizio.
Non è facile tenere fede ad alcuni impegni, per lo meno non lo è quando ci si mettono di mezzo una tecnologia mal funzionante e l’accavallarsi di problemi da risolvere nel quotidiano.
Ebbene si! Diversamente dagli altri anni le difficoltà che abbiamo avuto, in questa campagna,
a collegarci alla rete internet per aggiornarvi sul nostro lavoro sul campo, sono state insormontabili.
I nostri problemi quotidiani con i mezzi per raggiungere le aree di lavoro hanno contribuito in modo notevole a complicarci la vita.
Il nostro arrivo in Sudan è coinciso con la fine del Ramadam, il mese del digiuno islamico. In quei giorni tutto va a rilento, se vi è della frenesia questa riguarda solo la ricerca affannosa degli ultimi oggetti, la preparazione dell’ultimo chilo di dolcetti o zalabia, frittelle dolci tanto apprezzate dai nostri palati occidentali. Questo ha significato cominciare il lavoro sul campo una settimana dopo il nostro arrivo, un ritardo che ci ha creato qualche, comunque inevitabile, inconveniente.
In questa settimana abbiamo sbrigato parte degli obblighi burocratici, i permessi di lavoro, le lettere di presentazione per la polizia, il rinnovo della licenza e l’assegnazione dell’ispettrice di turno.
Quest’anno ha lavorato con noi Mongida Khalid Magzoub (1). Non potevamo essere più fortunati! Anche se alla sua prima esperienza sia nel lavoro archeologico vero e proprio che in quello di supporto alla missione per la risoluzione di ogni eventuale problema, la sua notevole efficienza e la passione per il lavoro l’hanno portata a reagire prontamente ad ogni problema e in ogni occasione, instancabile nel lavoro e carica di quella “curiositas” tanto importante per il lavoro dell’archeologo.
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Gli altri membri della missione sono arrivati dopo, a diversi scaglioni. Prime Ilaria Mancos (2), alla sua terza esperienza in Sudan, e Federica Boiani (3), con noi per la seconda volta.
A breve distanza siamo stati raggiunti da Dalia Gasparini (4), per la prima volta in Sudan ma ormai veterana dell’archeologia, e Erik Becker (5), antropologo tedesco, con il quale avevamo avuto solo degli scambi epistolari e qualche telefonata.
Verso la fine della missione è arrivata Paola Iacumin (6), Professoressa all’Università di Parma, geo-chimica, con la quale abbiamo cominciato un’interessante collaborazione un anno fa.
E non è tutto! Per la prima volta con noi, ma buona conoscitrice del Sudan e grande sostenitrice dell’archeologia sudanese, abbiamo avuto con noi una volontaria americana, non più in tenera età ma con tanta voglia di sperimentare cose nuove nella vita: si chiama Dorothy Brilliant (7).
Ci è mancata moltissimo Luana Cenci, ormai membro stabile della missione a tutti gli effetti, speriamo di averla di nuovo con noi l’anno prossimo.
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Per prima cosa abbiamo cercato di ritrovare gli operai (8) che avevano lavorato con noi nelle precedenti campagne. Questo avrebbe reso più semplice il nostro compito risparmiandoci di perdere del tempo prezioso per insegnare a nuovi operai i loro compiti di assistenza agli archeologi. In realtà il gruppo di operai non era sufficiente quindi ne abbiamo dovuto comunque reclutare di nuovi, nel villaggio vicino.
Ad aprire le “danze” nel campo siamo stati noi, Sandro e Donatella. Bisognava ripulire la trincea aperta, nella campagna 2004 (9), nel sito 16D5. Alla fine della campagna precedente la trincea era stata da noi parzialmente ricoperta con terra di risulta mentre, nei mesi successivi madre natura aveva completato l’opera colmandola con sabbia eolica e piante spontanee! C’è voluta quasi una settimana per svuotarla! il lavoro è andato a rilento nei primi giorni fintanto che non sono arrivati i nuovi operai.
Una volta pulita la “vecchia” trincea e allargatala per estendere lo scavo Sandro, Federica e i “vecchi” operai si sono spostai nel sito 10W4 (10) dove la scorsa campagna era stato individuato il fondo di una capanna semi-sotterranea, il primo rinvenimento di questo tipo nella storia dell’archeologia sudanese.
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