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Site 16-D-5, l’abitato.

Lo scavo nel sito 16-D-5 avviato nella campagna del 2004 aveva permesso di mettere in luce i primi resti “strutturali” associati ad una occupazione Antico Mesolitica fino ad allora rinvenuti in Sudan. Si era constatato, infatti, che, diversamente da quanto documentato nella quasi totalità dei siti di questo stesso periodo, la riutilizzazione dell’area in epoca Post-Meroitica (primi secoli d.C.), infatti, non aveva danneggiato completamente, come nel caso del sito 10-X-6, ad El Salha, il deposito preistorico. Nel corso della campagna del 2004, in una piccola trincea dove era stata localizzata anche una tomba Post-Meroitica, nei venti cm di deposito che copre l’arenaria basale, fu individuato un focolare che restituì un discreto quantitativo di resti archeologici (ossa animali, manufatti e l’interessante ciottolo con la rappresentazione di una barca, Fig. 12).
Il carbone raccolto in questo focolare ha fornito una datazione tra le più antiche per il Sudan Centrale: 7980±40 bp (Beta-201728: 7060-6700 cal BC). Questa rara opportunità ci ha spinto a pianificare uno scavo sistematico in questo sito con lo scopo di indagare in esteso e con accuratezza il deposito Mesolitico e verificare la presenza di eventuali strutture associate a questo focolare. 
Per questo motivo dopo aver ripulito il saggio del 2004 (2.5x5 m) è stata aperta una trincea per un totale di 5x15 m, orientata Est-Ovest. La trincea di scavo è stata posizionata alla periferia della collina che costituisce il sito, un approccio diverso da quello utilizzato nel sito 10X6 quando si era scelto di scavare il sito partendo dalla parte più alta. L’osservazione superficiale del sito aveva, inoltre, permesso di individuare un deposito molto scuro di cui sembrava importante capire l’origine e l’associazione con il restante deposito antropico.
La superficie dell’area di scavo, come sempre, appariva coperta da manufatti del Mesolitico e del Neolitico. Questo materiale non è stato raccolto in modo sistematico.
Lo scavo è stato condotto con metodo stratigrafico e non per tagli artificiali, come usualmente è avvenuto ed avviene nell’archeologia Sudanese.

Fig. 5
Fig. 6
Fig. 7
Fig. 8


Sono state così riconosciute cinquantaquattro diverse Unità Stratigrafiche.
Sotto il deposito superficiale di materiale archeologico è stato riconosciuto un livello di occupazione Neolitica (US 5-6), danneggiato da una tomba Post-Meroitica.
Questo deposito è stato individuato soltanto nella parte più occidentale della trincea di scavo, mentre la parte orientale della stessa è risultata incisa da scassi di età posteriore.
Il deposito (US 5-6) ha restituito ceramica impressa o incisa tipicamente Neolitica insieme a strumenti di quarzo e le “accette-sgorbie” in riolite tipiche della fase cosiddetta di Shaheinab
(dal nome del primo insediamento Neolitico scavato in Sudan da A.J. Arkell tra il 1950 ed il 1953). Non è stato possibile, almeno in quest’area, riconoscere tracce di resti strutturali. Il deposito Neolitico copriva i più antichi resti Mesolitici, la sequenza archeologica più completa finora individuata in tutto il Sudan.
Un primo possibile muro in argilla (US 3, Fig. 5, 7), pisé, è stato riconosciuto immediatamente sotto al deposito Neolitico, nella parte occidentale della trincea in relazione con un deposito scuro, nero, organico, localizzato più a ovest (Fig. 7). Considerata l’eccezionalità della scoperta si è prestata particolare attenzione nel riconoscimento delle differenti unità stratigrafiche allo scopo di poter escludere con assoluta certezza che questa struttura fosse connessa ad una possibile riutilizzazione dell’area in epoca Post-Meroitica. Questa muro in argilla delimita nettamente lo spazio: ad ovest depositi sabbioso-argillosi ricchi di materiale archeologico e altamente organici e a est di questo invece si apriva un’area con strutture in limo marrone chiaro con associate strutture a fuoco, una distinzione areale costantemente presente nella sequenza stratigrafica sino all’arenaria di base.


Fig. 10a
Fig. 10b
Fig. 12


Nella parte orienta le della trincea, a est della struttura muraria US3, un deposito marrone chiaro, limoso, mediamente compatto (US 12) copriva, infatti, un deposito dello stesso colore e stessa matrice, ma molto più compatto, dove sono state identificate ulteriori strutture murarie (US 3, 27, 49, 54; Fig. 5, 8), con relativamente scarso materiale archeologico. Questi “muri” delimitavano spazi interni (US 25, 26) dove è stato possibile riconoscere alcuni focolari
(US 37, 38, 51) che hanno restituito interessante materiale archeologico (Fig. 10-12).
Altre strutture murarie pertinenti a diverse fasi di costruzione sono state individuate nella parte meglio conservata del deposito (Fig. 8). Per la comprensione e l’analisi dettagliata delle diverse fasi strutturali sarà necessario nella prossima campagna sviluppare una modalità di scavo estensiva. Solo una strategia di scavo su grandi superfici potrà permettere lo studio dell’organizzazione spaziale delle strutture di villaggio e ricostruire la topografica originale per ogni fase.

Altre strutture murarie, meglio conservate, sono state individuate lungo il margine orientale della trincea, i muri in questo punto sono conservati per 40/50 cm di altezza (Fig. 6).

L’area a occidente della struttura muraria US 3, mostra una sequenza differente con alternanza di depositi grigio-scuro limo-argillosi e neri sabbioso-argillosi (US 29, 30, 41, 43, 47, 53), sempre ricchissimi di materiale archeologico, ceramica, strumenti in pietra, faune (pesce prevalentemente, ma anche grossi mammiferi tra cui ippopotamo).
L’origine di questo deposito è piuttosto emblematica, sembra possibile che questa parte di “villaggio” fosse un’area d’uso esterna, un cortile. La struttura del suolo e il colore suggeriscono che questo deposito molto ricco di materiale organico sia stato per qualche tempo invaso da acqua stagnante. Per capire l’origine di questi depositi sono stati raccolti campioni che verranno sottoposti ad analsisi chimiche e pedologiche che serviranno anche e soprattutto ad indirizzare la metodologia di indagine.

In sintesi, la campagna appena conclusa ha aperto nuovi ed insperati orizzonti alle ricerche sul Mesolitico di Khartoum, fornendo non solo una organica sequenza interna ad un periodo cruciale nella preistoria recente dell’Africa nord-orientale, ma anche la prima documentazione relativa alle modalità insediative nei siti Mesolitici lungo il corso del Nilo. La presenza, infatti, di villaggi costruiti con murature in crudo conferma in modo incontrovertibile il carattere stabile di parte del sistema insediativo dei gruppi di cacciatori-raccoglitori-pescatori dell’Antico Olocene nell’area Sudano-Nilotica.


Fig. 9
Fig. 11a
Fig. 11b





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